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di Marco Ferreri

(Italia, 1979)

Sinossi

Roberto è il nuovo maestro di una scuola materna. Nel suo primo giorno di scuola fa in modo che i fanciulli lo scoprano in modo inconsueto, attirando la loro attenzione affinché lo trovino nascosto all’interno di una casetta, dalla cui finestrella egli fuoriesce e si presenta dando la mano a tutti i suoi nuovi allievi.

Il suo approccio con i bambini è particolare: egli si colloca al loro livello senza alcun timore di apparire ridicolo, instaurando un rapporto che si basa sulla conoscenza piena delle cose piuttosto che sull’imposizione di regole di comportamento comunemente accettate. Roberto concepisce un bambino con Isabella, la madre separata di una sua piccola allieva, mentre instaura un legame particolare con Gian Luigi, un bimbo chiuso nel suo mutismo, ricoverato in una clinica perché si rifiuta di mangiare. Il rapporto con i bambini è talmente fuori dai canoni consueti che Roberto organizza una piccola vacanza in Sardegna nella quale decide di portare con sé buona parte dei suoi pupilli.

Presentazione critica

Una delle ultime inquadrature del film mette in strettissima relazione l’azione di Roberto e di Gian Luigi, un originale maestro d’asilo il primo, un bambino che si è ostinato per tutta la durata della pellicola a non mangiare e a non parlare il secondo, con la simbolica presenza di una rana dentro una vasca trasparente. Il maestro e il bambino si trovano, infatti, su una spiaggia e si apprestano ad entrare in mare, chiedendosi se veramente sia la mamma di tutti gli esseri viventi. Le due immagini esibite sono sovrapposte attraverso la trasparenza della vaschetta in cui si trova la rana. Il senso che si genera, alla luce di quanto narrato fino a quel momento, viene rafforzato ulteriormente dal pianto del bambino partorito da Isabella che si affaccia prepotentemente alla vita. Roberto e il piccolo Gian Luigi scompaiono dall’inquadratura e si eclissano nel mare, ritornando a quell’origine della vita che i condizionamenti imposti dall’educazione canonizzata, dalla società e dalle istituzioni che trattano i bambini con distacco, quasi fossero dei criminali e non delle potenziali vittime indifese, hanno reso necessaria per ricongiungersi sensibilmente con la natura e l’innocenza.

Il pianto del bambino che Isabella ha partorito, suono che si sente mentre Ferreri continua a mostrare il mare al tramonto privo della presenza del maestro e di Gian Luigi, è l’emblema di un ciclo vitale in perenne movimento ed evoluzione, pronto a rinascere ogni volta dalle sue stesse ceneri mostrando apertamente il miracolo della vita che si rinnova, simbolo ribadito dalla rana originatasi da uno dei girini, l’unico sopravvissuto, che i bambini custodivano all’interno del loro asilo. Roberto incarna l’uomo lunare, colui che evita di imporre un’educazione ai bambini, scegliendo invece di proporre momenti reali di conoscenza e sperimentazione effettiva della realtà (la gita nella città industriale, l’asino lasciato alla curiosità dei pargoli per un’unione concreta delle varie componenti presenti nella natura). Perfettamente consapevole di come i bambini siano l’ultimo baluardo nei confronti di una società indifferente, alienata, ostile («Ora e sempre resistenza», gridano i piccoli a più riprese) e attenta alle apparenze (al maestro viene sconsigliato di utilizzare Luca come animatore perché troppo “differente”), Roberto si fa cantore di un ritorno alla piena spontaneità, per un completo annichilimento dei retaggi culturali che impongono ruoli, abitudini e comportamenti innaturali, scarsamente vitalistici ed impostati.

Le altre maestre della scuola materna, pienamente parte della società, vengono annullate sullo sfondo della narrazione, incapaci di carpire l’essenza gioviale dell’esistenza infantile, inabili nell’affidarsi totalmente alla vivacità e all’esuberanza della poesia, e quindi assolutamente impossibilitate ad essere assorbite in modo incondizionato dalla sostanza stessa della natura.

Giampiero Frasca

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