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L’approvazione della riforma sullo 0-6 (legge 107/2015, decreto legislativo 65/2017) ha rappresentato un traguardo molto importante nel panorama dell’educazione e dell’istruzione per i bambini fino a sei anni.
Nell’intervista che segue Aldo Fortunati, direttore dell'area educativa dell'Istituto degli Innocenti, offre alcuni spunti di riflessione sulle prospettive della diffusione di un’offerta educativa di qualità accessibile a tutti i bambini, a margine del varo della riforma.

 

Come si caratterizza il quadro attuale dell’offerta educativa per i bambini fino a sei anni?

 

Al processo di generalizzazione dell’offerta di scuole dell’infanzia, compiutosi negli ultimi quarant’anni mediante l’impegno dello Stato e pur con la complicità del decremento delle nascite che ha segnato un trend costante nello stesso periodo, non ha fatto da complemento la diffusione dei nidi, che nello stesso periodo di tempo hanno sofferto sia della collocazione fra i servizi a domanda individuale che del diseguale investimento realizzato nel settore da regioni e comuni, con le conseguenti note difformità distributive del servizio sul territorio.
E così, mentre la scuola dell’infanzia accoglie oggi 1.599.777 bambini nello stesso momento in cui la leva delle nascite degli ultimi tre anni produce un totale di 1.473.014 bambini – in una situazione in cui, dunque, l’offerta sta per diventare ipertrofica rispetto alla domanda potenziale – la presenza di nidi cattura ancora solo 314.741 bambini (il 20,8% dei bambini in età utile) e per di più in modo molto disomogeneo (oltre il 25% nel Centro-Nord e intorno al 10% nel Mezzogiorno).

 

Quali sono i principali elementi che hanno riguardato l’evoluzione del sistema dell’offerta negli ultimi dieci anni?

 

Occorre soffermarsi, in particolare, su tre aspetti: i servizi integrativi introdotti dalla legge 285/1997, le sezioni primavera e gli anticipi, il piano nidi.
I servizi integrativi al nido non hanno mai conquistato un grande livello di diffusione: la loro offerta corrisponde oggi a meno del 10% (il 9,83%) rispetto a quella dei nidi. Questi servizi non sono mai nati in realtà in cui non esistevano già i nidi e sono ancora oggi concentrati nelle stesse aree del Centro-Nord del Paese in cui sono maggiormente diffusi i nidi.
Anche sezioni primavera e anticipi rispondono all’evidente problema dell’insufficiente diffusione dei nidi cercando una soluzione altrove ed è certamente prima di ogni altra considerazione proprio questo aspetto a segnarne in modo critico la prospettiva di stabilizzazione positiva delle esperienze che ne derivano. Gli accessi anticipati alla scuola dell’infanzia – che oggi riguardano ben 79.720 bambini – si concentrano prevalentemente nel Mezzogiorno: qui le scuole dell'infanzia hanno una funzione surrogatoria nell'accoglienza di bambini che avrebbero l'età per essere accolti nei nidi, che non ci sono. Il fenomeno costituisce l'esempio di come un'istituzione che è organizzata per bambini più grandi si presti ad accogliere bambini più piccoli in situazioni non adeguate rispetto alla loro età.
Per quanto riguarda, infine, gli effetti del piano nidi sul sistema dei servizi educativi per l’infanzia, occorre fare tre osservazioni. La prima è relativa al fatto che il forte incremento del tasso di copertura dei nidi non deriva solo dall’incremento della potenzialità ricettiva ma – congiuntamente – dal forte decremento delle nascite nel periodo 2008-2015, con il passaggio della base di utenza potenziale da 1.703.630 a 1.492.050 bambini 0-2. La seconda osservazione è relativa al fatto che l’incremento dell’offerta di nidi non ha diminuito la differente distribuzione del servizio sul territorio: i nidi sono concentrati nel Centro/Nord e molto meno nel Sud e nelle isole. La terza riguarda il fatto che nello stesso arco di tempo la spesa pubblica sostenuta dai Comuni per il funzionamento dei nidi è entrata in una curva di flessione negativa, conducendo a una diminuzione del numero dei bambini accolti nel sistema pubblico dell’offerta.

 

Quali sono le possibili strategie per interpretare positivamente la prospettiva attuativa della riforma dello 0-6?

 

È importante elaborare strategie per sviluppare una maggiore integrazione fra le offerte all’interno del complessivo orizzonte dello 0-6. Per questo abbiamo individuato tre classi di casi, per esaminare come funziona in realtà l’offerta 0-6: nei comuni con fino a 50 bambini di 3-5 anni; nei comuni con più di 50 bambini di 3-5 anni e in cui il numero medio di bambini per sezione di scuola dell’infanzia è compreso tra 14 e 18; nei comuni con più di 50 bambini di 3-5 anni e in cui il numero medio di bambini per sezione di scuola dell’infanzia è compreso tra 18 e 22.
Nel caso dei comuni con fino a 50 bambini di 3-5 anni – che ammontano a 3.615, con una popolazione 0-5 di 148.081 bambini, pari al 4,7% del totale della popolazione italiana di quella fascia d’età - è quasi sempre presente almeno una scuola dell’infanzia, spesso non utilizzata appieno, la percentuale di bambini anticipatari è molto superiore alla media (14,5%), mentre solo in una minoranza dei casi (11,2%) è presente un nido. In questi casi, non è semplice rendere capillare l’offerta del nido come servizio autonomo, ma le scuole dell’infanzia, spesso sottoutilizzate, potrebbero meglio accogliere gli stessi anticipatari e offrire accoglienza anche ai più piccoli attraverso l’allestimento di micro-servizi 0-2 aggregati.
Il caso dei comuni che registrano un numero medio di bambini per sezione di scuola dell’infanzia (esclusi gli anticipatari) compreso fra 14 e 18 riguarda complessivamente 447 Comuni, con una popolazione 0-5 di 160.955 bambini, pari al 5,1% del totale italiano della popolazione di quella fascia d’età. Il nido non è sempre presente in questi comuni (lo è nel 45% dei casi) e gli anticipi riguardano in media il 9,9% dei bambini 0-2. Nel caso in cui il nido non sia presente, sarebbe opportuno sviluppare un’offerta per la fascia 0-2 verificando innanzitutto le possibili potenzialità ricettive della scuola dell’infanzia, ma intervenendo in questo caso non tanto a favore degli anticipi quanto piuttosto per realizzare micro-servizi 0-2 aggregati alla scuola dell’infanzia. Nel caso in cui siano presenti i nidi, sarebbe importante innanzitutto intervenire sulle politiche tariffarie per favorire il loro pieno utilizzo e contrastare la concorrenza “sleale” degli anticipi; inoltre, nella prospettiva di incrementare il tasso di copertura 0-2, potrebbero essere anche allestite delle sezioni primavera aggregate alle scuole dell’infanzia.
Il caso dei comuni in cui il numero medio di bambini per sezione di scuola dell’infanzia (esclusi gli anticipatari) risulta compreso fra 18 e 22 riguarda 1.602 comuni con una popolazione 0-5 di 1.030.879 bambini, pari al 32,9% del totale della popolazione italiana di quella fascia d’età. In questi casi il nido è presente nella maggior parte delle situazioni (65%) e la percentuale dell’8,2% di bambini 0-2 viene assorbita dagli accessi anticipati alla scuola dell’infanzia. La strategia maestra dovrebbe essere in questi casi innanzitutto quella di abbassare la retta per l’accesso al nido, per ottimizzarne il funzionamento a favore di tutti i bambini 0-2, programmando al contempo l’ulteriore sviluppo dell’offerta 0-2 sia attraverso nuovi nidi che mediante l’aggregazione alle scuole dell’infanzia di nuove sezioni primavera.

 

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