Ricerca per parola chiave

Infanzia in attesa è il nuovo studio dell'Unicef che fotografa la situazione dei bambini e degli adolescenti rifugiati in Germania. Lo studio, lanciato il 21 marzo scorso, documenta come molti di questi bambini passino mesi e anche anni in centri di accoglienza per rifugiati che spesso non sono né sicuri né appropriati per i minori e impediscono la loro integrazione.
Secondo quanto evidenziato dall'indagine, molti bambini rifugiati affrontano tanti problemi, che sono aumentati a causa del flusso massiccio di rifugiati nel 2015 e nel 2016 e anche a causa di modifiche legislative.
Il primo “pacchetto asilo” che è entrato in vigore a ottobre 2015 ha previsto il raddoppio, da tre a sei mesi, del tempo massimo in cui i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie devono stare nel centro di prima accoglienza. I dati dello studio mostrano che il tempo di soggiorno nei centri di prima accoglienza che dura più dei sei mesi previsti dalla legge non è un'eccezione: anche se il 78% degli intervistati che lavorano nei centri ha confermato che l'assegnazione dei rifugiati ad altra destinazione è stata portata a termine entro i sei mesi, il 22% di loro ha dichiarato che può durare da sei mesi a un anno.
Lo studio rivela che molti centri di accoglienza in cui i ragazzi passano diversi mesi non sono adeguati per bambini o famiglie a causa dei bassi standard di costruzione; i bambini e gli adolescenti si sentono sotto stress e rischiano di diventare testimoni o vittime di violenza.
L'accesso all'istruzione è strettamente legato al tipo di alloggio. Nel periodo iniziale di accoglienza i bambini non sono autorizzati a frequentare una scuola normale in molti Stati federali; solo un operatore su tre dei centri di prima accoglienza ha affermato che i bambini frequentano una scuola normale.
Secondo il 47% degli operatori, l'istruzione scolastica avviene internamente nei centri o tramite corsi di lingua, mentre il 20% degli operatori ha dichiarato che le ragazze e i ragazzi non frequentano alcun tipo di scuola.