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Testi e immagini dei libri per l'infanzia offrono spesso una rappresentazione stereotipata dei generi, che non tiene conto dei profondi cambiamenti che hanno attraversato la nostra società negli ultimi decenni. Il progetto Leggere senza stereotipi parte da questa consapevolezza, nel tentativo di superare una tendenza molto diffusa nel nostro Paese, presente anche nella maggior parte dei libri di testo delle scuole primarie e proporre, invece, una cultura libera da stereotipi che valorizzi le differenze tra i generi.

Il progetto, promosso dall'associazione di promozione sociale Scosse, sarà presentato oggi, a Roma, nel corso di un incontro ospitato dalla Casa internazionale delle donne che inizierà alle 17.30.

Leggere senza stereotipi ha previsto la realizzazione di una bibliografia ragionata dedicata alla prima infanzia in fase di continuo aggiornamento, che raccoglie libri e albi illustrati liberi da una rappresentazione stereotipata dei due sessi, dei ruoli che vengono loro assegnati e dei modelli familiari. La bibliografia si propone come uno strumento utile a «favorire la decostruzione di modelli rigidi e vincolanti, promuovendo la costruzione di identità libere e differenti». Il progetto, già on line in una sua prima versione sul sito di Scosse, è il frutto del lavoro di formazione di insegnanti, educatori, genitori e bambini svolto quotidianamente dall'associazione.

All'incontro, introdotto e moderato da Donatella Artese, di Archivia, Biblioteca archivi centri documentazione delle donne, interverranno, oltre a Elena Fierli e Sara Marini, di Scosse: Della Passarelli, presidente e direttore editoriale della cooperativa sociale Sinnos; Gabriella Saracino, dirigente dell'Unità organizzativa socio-educativa culturale e sportiva del Municipio VII di Roma Capitale e Piera Costantino, della Biblioteca Gianni Rodari.

L'associazione promotrice del progetto e dell'incontro, composta da giovani donne che lavorano nell'ambito della comunicazione, della ricerca e della formazione, ha vari obiettivi, fra i quali: valorizzare le differenze di genere e di orientamento sessuale, di etnia, cultura e religione, attraverso la costruzione di eventi formativi e culturali, studi e ricerche, prodotti editoriali e servizi comunicativi; contribuire alla costruzione di uno spazio pubblico solidale, sostenibile e democratico, in cui l'autonomia economica delle donne e di tutti i soggetti più vulnerabili sia potenziata e le differenze siano valorizzate come risorsa e opportunità di sviluppo. (bg)

(Crediti foto)