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Aumenta la povertà infantile nei Paesi ricchi e cresce notevolmente anche il numero di Neet, giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione. Dal quadro tracciato dalla Report card 12 del Centro di ricerca Innocenti dell'Unicef, presentata ieri a Roma, emergono dati che mettono in evidenza il profondo impatto della crisi sul benessere dei bambini.

La Report card Figli della recessione: l'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi analizza i livelli di povertà minorile dal 2008 in 41 Paesi dell'Unione europea e dell'Ocse, rileva la percentuale di giovani Neet e include i dati del Gallup World Poll sulla percezione che i singoli individui hanno della loro condizione economica e sulle speranze per il futuro da quando è iniziata la recessione.

I dati sulla povertà relativa dei bambini rivelano che il fenomeno è aumentato, dal 2008, in 23 Paesi; in Irlanda, Croazia, Lettonia, Grecia e Islanda è cresciuto di oltre il 50 per cento. Nei 41 Paesi presi in considerazione dall'indagine i bambini che vivono in povertà sono circa 76,5 milioni. La recessione ha colpito duramente soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni: il numero dei ragazzi in questa fascia di età che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione è aumentato notevolmente nella maggior parte dei Paesi Ue. Nell'Unione europea 7,5 milioni di giovani erano classificati come Neet nel 2013, quasi un milione in più rispetto al 2008.

Riguardo alla percezione della crisi da parte dei singoli individui, il rapporto evidenzia la crescita delle sensazioni di insicurezza e stress. In 29 dei 41 Paesi è aumentata la percentuale di intervistati che dichiara di non avere abbastanza denaro per comprare il cibo per sé e la propria famiglia. In Grecia, la percentuale di intervistati che afferma di aver “sofferto di stress recentemente” è aumentata dal 49 per cento nel 2006 al 74 per cento nel 2013. Negli Stati Uniti, la percentuale di coloro che hanno avuto il problema di non avere abbastanza soldi per comprare il cibo è raddoppiata, dal 10 al 20 per cento.

Le risposte dei Paesi relative alla protezione sociale sono cambiate in misura considerevole in grandezza e composizione. Quando i tagli di bilancio sono diventati inevitabili in alcuni Paesi, in particolare nella regione del Mediterraneo, consolidandosi, le disuguaglianze sono aumentate e le condizioni di vita per i bambini sono peggiorate.

La Report card mette in luce il “grande passo all'indietro” compiuto da molti Paesi ricchi a causa della recessione: un calcolo dell'impatto della crisi sul reddito medio delle famiglie con bambini indica che, tra il 2008 e il 2012, le famiglie greche hanno perso l'equivalente di 14 anni di progresso; Irlanda, Lussemburgo e Spagna hanno perso un intero decennio e altre 4 nazioni ne hanno perso quasi altrettanto.

Vediamo adesso alcuni dati relativi al nostro Paese. Riguardo alla povertà infantile, l'Italia si colloca al 33esimo posto su 41 Paesi presi in esame dall'indagine. Il tasso di povertà infantile è aumentato di circa sei punti tra il 2008 e il 2012, attestandosi al 30,4 per cento. Un bambino su 3 vive in povertà.

I dati sui Neet rivelano che l'Italia occupa il 37esimo posto su 41 Paesi. La quota di giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione è aumentata di quasi sei punti, raggiungendo il 22,2 per cento. Il tasso Neet più alto dell'Unione europea. (bg)