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Sinossi

Alla riapertura del college al termine delle vacanze estive Mick, Johnny e Wallace, tre amici sedicenni, si ritrovano a fronteggiare le angherie degli allievi anziani, autorizzati dal corpo docente a reprimere anche con punizioni corporali chiunque non si conformi alla rigida disciplina della scuola. Peggio di loro stanno le matricole, sottoposte a ogni genere di sopruso spesso unicamente per soddisfare il sadismo degli anziani che ritengono di dover piegare il carattere dei più giovani con ogni mezzo. I tre protagonisti, tuttavia, riescono spesso a sfuggire alle maglie dei controlli e passano il tempo libero a ubriacarsi e scrivere poesie in una minuscola stanza-rifugio che hanno tappezzato con ogni sorta di immagine presa dai rotocalchi.

Mentre tutti assistono a una partita di rugby, Mick e Johnny rubano una motocicletta con la quale vanno a trovare una ragazza misteriosa che ha una spiccata simpatia per Mick. Wallace, invece, diviene amico del giovane Phillip, anch’egli vessato dagli anziani che se ne servono come cameriere: tra i due nasce un sentimento che sfocia in una relazione omosessuale. Il comportamento dei tre ribelli (ribattezatisi “I crociati”) non passa inosservato e ben presto arriva la punizione: Mick, Johnny e Wallace vengono sottoposti a un’umiliante e dolorosa scarica di frustate da parte degli anziani. Giunge la bella stagione e, con essa, le esercitazioni militari: tutti, tranne i tre amici, partecipano con entusiasmo a una finta guerra combattuta con armi caricate a salve.

Mick, tuttavia, è riuscito a procurarsi dei proiettili veri e, al termine dell’esercitazione si diverte a sparare sugli allievi anziani e sul corpo docente; sogna anche di ammazzare uno dei professori. Puntuale arriva il castigo: Mick, Johnny, Wallace e Phillip vengono incaricati di ripulire un vecchio magazzino nel quale rinvengono uno stock di armi della seconda guerra mondiale. L’ultimo giorno di scuola, quando tutti (studenti, docenti, genitori e autorità) sono riuniti per il rituale discorso di chiusura dell’anno scolastico, i tre “crociati”, aiutati da Phillip e dalla ragazza di Mick, prendono a sparare sulla folla: gli anziani, i professori e il preside rispondono al fuoco.

Introduzione al Film

Libertà del cinema e repressione della società

Lindsay Anderson è stato uno dei principali esponenti del Free Cinema inglese, quella corrente che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta fino ai primi anni Settanta, si affermò in Gran Bretagna proponendo un modo di concepire il cinema fuori dalle regole accademiche che governavano la produzione cinematografica, alternativo a una visione del film come surrogato dell’opera teatrale o letteraria, volto a rappresentare la realtà attraverso un linguaggio vicino a quello del documentario o, al contrario, per mezzo di uno stile fortemente espressivo, comunque fuori dagli schemi. Con la fine della seconda guerra mondiale ed il crollo definitivo dei valori che fino all’inizio del Ventesimo secolo avevano retto l’impero coloniale britannico e le sue strutture sociali tradizionali, l’immagine della Gran Bretagna che il cinema continuava a riproporre non corrispondeva più ad una realtà in profonda e continua trasformazione che vedeva protagoniste le nuove generazioni e i loro modelli, ormai lontanissimi da quelli proposti dalla cultura istituzionale.

Tale rifiuto del cinema tradizionale e delle sue regole fu portato avanti da Anderson e dagli altri componenti del Free Cinema dapprima attraverso un’aspra polemica sui mali del cinema britannico condotta dalle colonne di alcune tra le più importanti riviste di critica cinematografica, poi attraverso una serie di film provocatori, che miravano a mettere in discussione l’establishment e le sue rigide regole attraverso la proposizione di una serie di personaggi marginali (proletari, giovani, artisti, intellettuali non integrati al sistema) con un’attenzione al dato sociale contemporaneo davvero inedita. La macchina da presa entrava, così, per la prima volta nelle fabbriche, negli uffici, nei pub di periferia a cogliere le contraddizioni di una società la cui realtà non corrispondeva più all’immagine ufficiale ancora radicata nelle tradizioni ‘old England’. Con Se..., Anderson porta lo sguardo demistificante del Free Cinema proprio all’interno di una delle istituzioni più rigide e tradizionaliste dell’intero Regno Unito: una delle tante public school (in realtà con questo termine in Gran Bretagna vengono indicate le scuole private e a pagamento) nelle quali si formano i membri della media borghesia, la futura classe dirigente inglese.

Impostato su una serie di dissonanze continue, prima fra tutte quella tra sequenze in bianco e nero e a colori (prive in realtà di una reale funzione se non quella di sottolineare l’assoluta libertà dell’autore nell’organizzare il materiale filmico), sull’interscambiabilità tra realtà e immaginazione, Se... ci restituisce un’immagine il più possibile dissacrante della vita nei college proprio attraverso il sovvertimento delle buone regole della narrazione e, man mano che si procede verso il finale, della semplice razionalità. Contraddicendo tutta una tradizione di film edificanti sulla vita scolastica, Anderson riesce a descrivere, grazie ad uno stile rigorosissimo, l’universo di regole assurde che governa la vita nell’istituto, le gerarchie del potere con i rigidi rituali da rispettare, la crudeltà del sistema educativo che si avvale ancora delle punizioni corporali, il tutto all’ombra degli interni solennemente austeri tipici dei college inglesi: a tratti traspare una sorta di cinico compiacimento nell’osservazione dello stillicidio cui vengono sottoposti i giovani protagonisti, una sorta di fissità nello sguardo che diviene un implacabile e spietato strumento di indagine.

Nella seconda parte del film, su questo substrato realistico apparentemente monolitico, l’autore innesta con sempre maggiore frequenza momenti sempre più ampi durante i quali il racconto si tinge di toni grotteschi, paradossali, infine assurdi: il film scivola progressivamente verso l’anarchia più completa, a tratti nell’improbabilità della farsa, i suoi protagonisti si liberano dagli ultimi residui di razionalità per dare sfogo a tutta la violenza instillata in loro da un sistema oppressivo.

Il ruolo del minore e la sua rappresentazione

Tre dandy a spasso per la swinging London

Probabilmente più delle altre nouvelle vague nate in campo cinematografico a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Settanta in tutto il mondo, il Free Cinema inglese raccolse molti degli stimoli della cosiddetta cultura giovanile che, proprio in quegli anni, mostrava tutta la sua insofferenza nei confronti dei valori tradizionali. Del resto, proprio in Gran Bretagna a metà degli anni Cinquanta erano nate alcune tra le prime band di rock and roll che avevano dato corpo al bisogno dei giovani di riconoscersi e distinguersi attraverso forme di espressione del tutto autonome da quelle tradizionali, ormai cristallizzate in rituali percepiti come vuoti e anacronistici e proprio gli anni Sessanta videro esplodere quel fenomeno che sarebbe passato alla storia come swinging London. Anche il cinema, dunque, lavorava ad un tentativo di definizione e di indagine di un gap che investiva ormai ogni ambito della vita quotidiana, allargando sempre più il divario esistente tra le istituzioni tradizionalmente alla base della società britannica come la scuola, la chiesa, l’esercito e le nuove generazioni.

Se... ci racconta un anno nella vita di un gruppo di studenti scandito in otto capitoli (Il rientro, Il college, Tempo di scuola, Rito e avventura, Disciplina, Resistenza, Verso la guerra, I crociati), ognuno dei quali segna una tappa decisiva verso un progressivo riconoscimento della propria reale condizione da parte dei tre protagonisti e, allo stesso tempo, verso la rivolta, violenta, probabilmente inutile, decisamente inevitabile. Non esiste una vera e propria presa di coscienza da parte dei giovani protagonisti, ma solo una sorta di percezione allucinata (abbiamo non a caso parlato di “riconoscimento”) della situazione vissuta, una ricerca disperata della propria identità che trova stimoli solo in una spinta irrazionale all’azione violenta. Da un certo momento in poi, i tre personaggi principali paiono addirittura compiaciuti dell’andare incontro a un destino che li vede schierati contro tutto e tutti in un tentativo di rivolta votato al fallimento, emuli degli eroi romantici alla Byron, espressioni viventi di quel dandismo che proprio in Inghilterra aveva avuto origine alla fine del Diciannovesimo secolo. Di fronte ad un’istituzione scolastica che è divenuta solo un vuoto contenitore di regole, precetti e rituali che non riescono più a tradursi in valori reali, vista la distanza ormai incolmabile con la realtà, non esiste altro che il rifiuto violento e, almeno apparentemente, privo di senso.

Tale scollamento con la realtà esterna è ben simbolizzato nella contrapposizione tra gli interni del collegio, enormi ambienti arredati in maniera spartana e dalle pareti disadorne, e la minuscola stanzetta nella quale i tre protagonisti si rifugiano per ubriacarsi, interamente tappezzata di immagini ritagliate da riviste: su tutte campeggiano le fotografie dei reportage dal Vietnam, i visi stravolti e i corpi mutilati dei soldati statunitensi impegnati nel conflitto. Tali immagini si pongono all’opposto della ridicola esercitazione militare in cui vengono coinvolti loro malgrado Mick, Johnny e Wallace, costituiscono la conferma dell’impossibilità di trovare nei valori tutelati dall’istituzione scolastica un barlume di quella vitalità che li anima. Altrettanto significativa la sequenza in cui vediamo il gruppo impegnato nella pulizia del vecchio magazzino: i ragazzi fanno piazza pulita di vecchi libri, animali impagliati, antichi stendardi e uniformi dimenticate lì da decenni, simboli di quel cascame retorico che serve ancora all’istituzione del college a reggersi in piedi.

Se... ha una delle proprie fonti di ispirazione nel romanzo di Ryduard Kipling Stalky and Co. nel quale si narrano le vicissitudini tragicomiche di un gruppo di collegiali inglesi alle prese con il conformismo delle public school; tuttavia anche il titolo è un’allusione all’omonima poesia del romanziere inglese, sorta di interminabile elenco di ammonimenti e raccomandazioni dal tono insopportabilmente retorico e paternalistico che un padre fa a suo figlio sul modo giusto di affrontare la vita.

Riferimenti ad altre pellicole e spunti didattici

Innumerevoli gli esempi di film ambientati all’interno di collegi, convitti, scuole, riformatori, volti spesso a mettere in evidenza l’inadeguatezza di tali istituzioni di fronte alle reali esigenze dei giovani, il carattere meramente repressivo della loro organizzazione. Si va dal capolavoro di Jean Vigo Zero in condotta (1943), al quale Anderson ha ammesso più volte di essersi ispirato e dal quale ha ripreso direttamente la scena finale dell’insurrezione contro le autorità scolastiche, a L’attimo fuggente di Peter Weir nel quale, tuttavia, i ragazzi trovano un alleato in uno dei professori e che, tuttavia, non ha nulla dello spirito di rivolta nichilista e anarcoide presente in Se... Un confronto tra questi tre film può servire a mettere in evidenza come l’istituzione scolastica sia stata sempre contestata ma in maniera profondamente diversa a seconda delle epoche e delle ideologie che le hanno caratterizzate.

Fabrizio Colamartino