Adolescenza e disagio

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Adolescenti problematici, aggressivi - verso sé stessi e verso gli altri -, noncuranti delle regole, bombardati da messaggi mediatici che non sempre li aiutano nel faticoso cammino verso la costruzione di un'identità.

Sembra questo il ritratto generazionale dei nuovi adolescenti che emerge dalle pagine che leggiamo quotidianamente sui giornali, dalle immagini che vediamo in televisione, da alcuni film in uscita nelle sale cinematografiche.

Sicuramente il disagio è un fenomeno molto presente fra i più giovani, ma il tema è complesso, ricco di sfumature che chiedono di essere interpretate, capite, approfondite. Di adolescenza, e, in particolare, di atti autolesivi, si è parlato nel corso del convegno “Luci e ombre dell'adolescenza. Ascoltare per prevenire il disagio con gravi atti autolesivi degli adolescenti”, che si è tenuto ieri a Firenze.

Un'occasione per riflettere sul disagio dei ragazzi, sui gravi atti che possono derivarne, e sulle strategie utili a prevenirli.

All'incontro, promosso dall'Istituto degli Innocenti di Firenze con l'associazione Alesia 2007 onlus, hanno partecipato psichiatri, docenti, esperti. E' intervenuto, fra gli altri, Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra presidente del Centro aiuto famiglia in crisi e bambino maltrattato, e dell'istituto Minotauro di Milano.

Nel suo intervento, Pietropolli Charmet ha tracciato un quadro del rapporto fra adolescenti e suicidio, un fenomeno in aumento fra i più giovani. “Per alcuni adolescenti – ha detto – la morte rappresenta una scoperta “interessante”, una soluzione all'enigma del perchè si nasce e si muore. Così succede che la “fantasia suicidaria” si trasformi in progetto”.

Dalle ricerche condotte dallo psichiatra sul territorio milanese emerge che “circa il 20 per cento degli adolescenti pensa al suicidio, mentre il 4 per cento è a rischio di suicidio”. Si tratta di adolescenti afflitti da un senso di vergogna nei confronti della vita, che in alcuni casi si traduce nel pensiero o nella pratica di gravi atti autolesivi. “Gli adolescenti di oggi – ha sottolineato – sono “narcisisticamente fragili”, permalosi, più sensibili all'esperienza della mortificazione: si vergognano del proprio corpo, dell'inadeguatezza delle relazioni che instaurano con gli altri. I tempi sono cambiati. Viviamo in una società che valorizza il narcisismo. Da un modello educativo fondato sulla colpa e sul castigo, si è passati ad un modello educativo della relazione e degli affetti: i genitori vedono i propri figli non più come “schiavi dell'aggressività” a cui somministrare delle regole, ma come ragazzi buoni, socievoli, competenti”.

Nonostante i dati sugli atti autolesivi, nonostante i casi estremi, l'adolescenza rimane un universo ricco di risorse, un territorio da scoprire. “I nuovi adolescenti – ha concluso - subiscono una massiccia denigrazione da parte degli adulti, una tendenza che, in realtà, nasconde l'invidia di una popolazione sempre più anziana per i privilegi dei giovani”. Una generazione, insomma, che non deve essere criminalizzata, ma, al contrario, conosciuta, compresa, valorizzata. (bg)