Bambini figli di detenuti e carcere

I bambini che hanno i genitori in carcere come vivono la loro detenzione? Per aiutarli c'è la rete europea Eurochips-European Committee for Children of Imprisoned Parents (Comitato Europeo per i bambini di genitori incarcerati). Il partner italiano è l'associazione Bambinisenzasbarre.

Eurochips, con il sostegno della Fondazione Bernard van Leer, che ha sede all'Aja, ha creato una rete di associazioni e di professionisti in ambito penitenziario e specialisti dell'infanzia per sviluppare azioni già in corso e incoraggiare nuove iniziative per il bambini figli di detenuti.

Tra i propositi di Eurochips anche lo studio della correlazione tra indebolimento dei legami familiari e tendenza alla recidività e stabilire l'impatto della detenzione sui bambini affidati. La rete Eurochild, composta da una ventina di partners di 17 Paesi, incoraggia gli Stati e le autorità europee competenti affinché tengano conto del miglioramento dell'accoglienza nelle carceri con spazii adatti ai bambini. In caso di assenza di un membro della famiglia fanno  in modo che il bambino sia accompagnato da persone competenti.Bambinisenzasbarre è l'associata italiana di Eurochips. Nel carcere di Bollate e di San Vittore a Milano lavora con i bambini che hanno uno o entrambi i genitori in detenuti.

Ma quanti sono i bambini figli di detenuti in Italia e in Europa? «Non esistono statistiche, abbiamo dati empirici – dice Lia Sacerdote, psicopedagogista e presidente di Bambinisenzasbarre – ma contando i bambini che visitano i genitori a Milano (150 a settimana) abbiamo una stima di oltre 70 mila all'anno. Incrociando i dati con quelli dei minori che compiono reati, si calcola che il 30% di coloro che hanno i genitori in carcere finiscono a loro volta dietro le sbarre. Usando lo stesso sistema si calcola che in Ue ci siano tra 700 e 750 mila bambini che hanno uno o entrambi i genitori in prigione. Ma questi dati si possono trovare nel 4° Rapporto sui diritti dell'infanzia e l'adolescenza in Italia 2007-2008».

Secondo il Rapporto, pubblicato nel 2008 dal Gruppo di lavoro sulla Convenzione dei diritti dell'infanzia e l'adolescenza (raggruppa 86 associazioni tra le quali Bambinisenzasbarre), l'arresto di uno dei genitori spesso fa mancare la principale fonte di reddito della famiglia rendendo precaria la situazione economica e sociale del minore. In una situazione difficile i figli dei detenuti, una volta adulti, hanno maggiore possibilità di trovarsi in conflitto con la legge.

L'associazione, nata nel 2002, ha cominciato a lavorare con le sovvenzioni della Fondazione Bernard van Leer. Oggi opera soprattutto in Lombardia con i fondi del Comune di Milano, Provincia di Milano e Regione Lombardia ma sta ampliando la rete a livello nazionale. Da quest'anno porta avanti un progetto europeo che si occupa di formazione degli operatori adulti delle carceri e sta lavorando ad altri due progetti per la creazione di una scuola per genitori detenuti e sulla comunicazione con i figli.

Nel carcere milanese di San Vittore l'associazione ha contribuito alla realizzazione dello Spazio giallo un luogo di accoglienza dei bambini in attesa del colloquio con il genitore detenuto nel quale bambini e ragazzi fino a 11 anni possono utilizzare giochi ed essere seguiti da operatori professionali. Un esperimento che ha ottenuto grande successo e che vuole proporre anche a Bollate e a Roma. (sp)
 

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4°_Rapporto_diritti_infanzia_adolescenza_Italia_2007-2008.pdf1.36 MB