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di Wes Craven

(USA, 1999)

Sinossi

Roberta Guaspari, insegnante di violino, madre di due bambini, abbandonata dal marito per una sua amica, cerca di superare la difficile situazione. L’incontro con lo scrittore Brian Sinclair, con il quale presto nascerà una storia, la indirizza verso l’insegnamento musicale in una scuola di Harlem. Tuttavia insegnare in quel quartiere povero non è per niente facile: uno studente, Naeem, particolarmente dotato, non può più frequentare i corsi per il divieto della madre, la quale non accetta che il figlio suoni uno strumento e una musica ‘da bianchi’; altri genitori rimproverano alla donna un atteggiamento troppo diretto; alcuni colleghi, tra i quali l’altro insegnante di musica, Dennis Rausch, la guardano con occhio torvido.

Nonostante tutto, Roberta riesce a portare a termine con successo l’anno di corso, che trova la sua consacrazione nel saggio di fine anno. Ma poco prima del saggio, stufa della piega che sta prendendo il rapporto con Brian, Roberta decide di troncare la relazione, causando una crisi nei figli, i quali desidererebbero una figura maschile stabile dopo l’abbandono del padre. Dieci anni dopo, Roberta è ancora in quella scuola ed il suo corso è diventato ormai ambito dai ragazzi della città. Ma i problemi sono dietro l’angolo: Justin, uno dei ragazzi del corso, viene ucciso accidentalmente durante una sparatoria, gettando i suoi compagni nello sconforto.

Come se non bastasse, il consiglio di amministrazione della scuola decide di tagliare le spese e con esse il corso di musica. Ma Roberta si mette in moto per organizzare un concerto con i suoi allievi che possa servire a sensibilizzare al problema e a raccogliere i soldi necessari allo svolgimento del corso. Il concerto si tiene nella prestigiosa Carnegie Hall e vede la partecipazione di grandi nomi della musica classica come il violinista Isaac Stern. Il concerto è un successo e mostra inequivocabilmente la qualità del lavoro svolto da Roberta.

Presentazione critica

Come far crescere un rigoglioso fiore in mezzo al deserto? Forse la modalità giusta è quella scelta da Roberta Guaspari. Roberta è un personaggio veramente esistito, diventata celebre grazie a un documentario confezionato nel 1996 da Allen e Lana Miller in cui si narrava la sua difficile attività di insegnante in una zona disagiata e problematica come l’East Harlem di New York. A trasporre la vita di Roberta in film ci ha pensato Wes Craven, maestro dell'horror (Le colline hanno gli occhi [1977], Nightmare [1984], Scream [1996] tra i suoi grandi successi), in un’inusuale e quanto mai strana avventura per lui: quella di raccontare una storia che narra di sensibilità e buoni sentimenti, di bambini spaesati e di una donna che dalla sua crisi personale trae la forza necessaria per darsi agli altri e mettere a completa disposizione il suo materno e paziente talento. Craven lavora proprio su quest’idea: se c’è una porta che si chiude, vuol dire che ce n’è un’altra che si apre. Da ogni abbandono e da ogni crisi si esce rigenerati. All’inizio del film Roberta strappa una foto di gruppo a metà, dividendo una coppia dall’altra.

Qualcosa si intuisce: forse la donna con cui è fuggito Charles, il marito di Roberta, è quella da cui è stato diviso nella foto. Roberta vorrebbe aspettarlo nella speranza che l’uomo ritorni. L’uomo non solo non ritorna, ma, come sottolineerà la madre di Roberta poco prima della consacrazione alla Carnegie Hall, la sua partenza definitiva offrirà la possibilità alla donna di riscattarsi sul piano individuale, lasciando da parte la dipendenza dal marito. L’individualità di Roberta è messa a disposizione degli altri, in particolar modo dei bambini di un quartiere complesso e degradato come East Harlem, periferia depressa di New York, che Craven rappresenta attraverso pochi tratti, ma tutti sintomatici e perfettamente significativi: un tassista che risponde alla perplessità di Roberta – smarrita di fronte al caos urbano che la circonda – svelandole che nel quartiere quel trambusto rappresenta la norma; il costante utilizzo della sirena della polizia che fa da basso continuo alle scene di quartiere; i nomi dei bambini della scuola, segno evidente di un melting pot caratterizzato da ispanici, afro-americani e minoranze di varia provenienza.

Questi gli elementi di evidenza primaria, ma poi Craven va più in profondità e, attraverso il tentativo di riscatto di una donna delusa e ferita, illustra un universo antropologico variegato nel quale i bambini sono la chiave di trasformazione di una società che si ciba di pregiudizio (la madre di Naeem che non vuole che il figlio suoni musica che non ha annoverato tra i suoi massimi artefici gente di colore), di odio e squallore quotidiano (la morte di Justin, colpito da un colpo vagante in una sparatoria), di invidie e ripicche (la superiorità con cui i colleghi di Roberta, ed in particolare il mediocre Dennis Rausch, la accolgono, salvo poi salire sul carro del vincitore quando la donna dimostra il reale funzionamento del corso), di cecità a livello istituzionale (il taglio dei fondi al corso da parte del consiglio di amministrazione, il quale si disinteressa completamente della possibilità di lasciare letteralmente per la strada ragazzini problematici). Il violino è uno strumento che stride non poco con il quartiere di Harlem, soprattutto se rapportato alla musica che si ode risuonare per le strade, colme di ribellistici Rap e Hip-Hop, e di (un po’ più classici) Blues e Jazz Tuttavia è solo grazie al violino, emblema di eccezionalità, che Roberta porta la singolarità all’interno di un sistema remissivamente accettato.

La presenza dell’infanzia in La musica del cuore non si esaurisce solo nel tentativo di integrazione in un sistema verso il quale si risulta periferici o estranei, ma è anche sofferenza per una figura paterna che si è dileguata egoisticamente, senza ripensamenti. Nick e Lexi, i due figli di Roberta, sono mostrati in due fasi delicate della loro crescita, rispettivamente all’età di sette e cinque anni e poi, dopo un intervallo di dieci anni, in piena adolescenza. Il loro atteggiamento è di sofferta attesa nella prima parte, nella speranza che la situazione torni alla normalità (magari anche senza Charles, che ha annunciato telefonicamente la sua intenzione di divorziare, ma almeno con Brian, perché l’importante è colmare il vuoto lasciato insaturo), di partecipazione affettuosa alla vita sentimentale della madre nella seconda parte, quando sono addirittura i due figli di Roberta a mettere sul giornale l’annuncio che le farà incontrare il paziente Dan Paxton. Se crisi è stata, ora, anche grazie all’aiuto indispensabile dei figli, Roberta può ripartire nuovamente, come se la vita fosse un brano musicale ripetuto centinaia di volte, ma eseguito, ogni volta, in forma sempre diversa.

Giampiero Frasca

 

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