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di Gus Van Sant

(USA, 2000)

Sinossi

Nel Bronx newyorchese la finestra di un’abitazione incuriosisce i ragazzi di colore che giocano a basket nel campetto antistante. All’interno dell’abitazione pare vi abiti un uomo anziano sul quale si sprecano le più fantasiose leggende

. Jamal Wallace, per scommessa con i suoi amici, penetra nell’abitazione ma viene messo in fuga dall’improvviso sopraggiungere dell’uomo.

Il ragazzo, nella precipitosità della fuga, ha dimenticato il suo zaino scolastico, che viene reso alcuni giorni dopo con i compiti di letteratura corretti. Inizia così un rapporto particolare tra il singolare misantropo dell’abitazione – che non mette piede all’esterno da una ventina d’anni – e il sedicenne Jamal, appassionato di scrittura: il giovane riesce a ottenere l’accesso nella casa, mentre l’uomo lo aiuterà ad affinare le sue qualità dietro il patto di non rivelare niente della sua esistenza e di non portare all’esterno niente di ciò che verrà scritto in casa. Intanto Jamal, per merito del suo talento cestistico, si trasferisce in una prestigiosa scuola di Manhattan, nella quale entra in contatto con un universo fatto di competizione, denaro e conflitti con il severo e arrogante insegnante di letteratura Robert Crawford.

Jamal, quasi per caso, scopre che il misterioso uomo che sta frequentando è William Forrester, esaltato autore di un solo libro, datato 1953, dopo il quale non ha più voluto pubblicare altro. Jamal, intanto, vorrebbe partecipare al concorso letterario dell’istituto, ma è ostruito da Crawford, che non crede che un ragazzo del Bronx possa avere tali doti letterarie. Jamal, giunto al limite dell’esasperazione, consegna un manoscritto il cui primo paragrafo è copiato da un articolo che molti anni prima Forrester aveva pubblicato per il New Yorker. Scoperto l’inghippo, il consiglio d’isitituto mette alle strette Jamal, costingendolo a firmare una lettera di scuse oppure a regalare alla scuola l’agognato titolo cestistico cittadino.

Nelle ultime battute della finale, però, Jamal spreca malamente i due tiri liberi che ha a disposizione per vincere la partita e subito dopo consegna a Forrester una lettera di scuse per ciò che ha commesso. Durante la cerimonia di premiazione, il vecchio scrittore vince la sua ritrosia ad uscire e si reca nell’aula della scuola per leggere la lettera ricevuta da Jamal, il quale, finalmente, fa ricredere Crawford. Un anno dopo a Jamal giunge la notizia della morte di Forrester trasferitosi nella natia Scozia: il giovane è stato dichiarato suo erede universale.

Presentazione Critia

Gus Van Sant, con Scoprendo Forrester, pare rimettere in scena una versione con relativa problematica razziale del suo precedente lavoro Will Hunting – Genio ribelle (Good Will Hunting, 1997): Jamal Wallace è l’equivalente del genio ribelle interpretato da Matt Damon (il quale compare in un cameo alla fine di questo stesso film che si manifesta come qualcosa di più che una semplice strizzata d’occhio nei confronti del pubblico. Matt Damon, infatti, è uno degli avvocati di uno degli studi legali più rinomati della città: che anche il buon Will Hunting, nonostante gli sforzi palesati nella pellicola del ’97 e vista l’intertestualità presente da sempre nella filmografia del regista, abbia deciso di integrarsi nel tessuto sociale così come ha fatto in quello hollywoodiano uno dei talenti visionari più interessanti del cinema indipendente americano del periodo a cavallo tra anni Ottanta e Novanta?); anche Jamal Wallace viene da un contesto degradato e degradante come Will, così come ci viene costantemente ricordato da Van Sant (la povertà della propria abitazione, i rumori molesti dei vicini, i falò di auto che la polizia ignora bellamente durante le sue ronde notturne), motivo che ne origina la diffidenza della Manhattan operosa e abbiente (si pensi alla scena in cui Jamal si reca per la prima volta nella nuova scuola su un vagone di metropolitana colmo di gente intenta a guardare in basso, mentre il ragazzo di colore è l’unico che si sforzi di posizionare il suo sguardo ‘oltre’, Over the Rainbow, come suggersice la canzone resa celebre da Il mago di Oz, inserita per ben due volte nella pellicola) e del tracotante insegnante di letteratura Robert Crawford, scrittore fallito come fallito era l’Antonio Salieri musicista di Amadeus – personaggio interpretato sempre da F. Murray Abraham – profondo conoscitore delle tecniche, ma sprovvisto di quel ‘cuore’ che fa sempre la differenza e che determina la grandezza del talento.

L’ambiente determina l’ingegno, è questa la tesi di Robert Crawford: sulla scia dei più retrivi luoghi comuni, un ragazzo di colore del Bronx, abituato a perdere le sue giornate in infinite sfide di pallacanestro o a borseggiare i passanti, non può possedere la disposizione e la cultura per essere uno scrittore di buona levatura. E invece Jamal è un caso un po’ anomalo che esula dalle convenzioni comunemente accettate, perché Jamal legge e si documenta, Jamal vuole conoscere e scoprire quello che apparentemente è molto lontano da lui. Il cervello e la cultura come bagaglio personale, il rosso pallone da basket portato costantemente con sé, quasi una metonimia della propria persona per farsi accettare nei due mondi, così diversi tra loro, con cui entra a contatto: è il basket a permettergli di acquisire il credito dovuto tra le strade del Bronx, è sempre la capacità di abile giocatore a permettergli l’ingresso nella prestigiosa scuola di Manhattan, interessata al talento sportivo e non a quello letterario, che ignora quasi completamente. Ma qualunque tipo di talento, per spiccato che sia, ha bisogno di essere ordinato e incanalato, in modo che non venga disperso.

Tale compito tocca al misantropo William Forrester, vera e propria figura vicaria di padre per Jamal, il quale, come tutti i personaggi centrali del cinema di Van Sant, non dispone di un’immagine paterna come riferimento (si pensi a Bob Hughes in Drugstore Cowboy, a Mike Waters in Belli e dannati o allo stesso Will Hunting). Forrester rappresenta l’incarnazione del talento che non si è voluto piegare ai compromessi (ha pubblicato un solo libro nel ’53 e poi si è ritirato dalla ribalta letteraria, un po’ come Jerome David Salinger, chiusosi in un volontario e oltranzistico silenzio dopo la pubblicazione sul “New Yorker”, nel ’65, del racconto Hapworth 16, 1924), ma è anche l’immagine di chi, non avendo nessun legame con il mondo e con i suoi pregiudizi, riesce ad arrivare alla vera sostanza delle cose. È Forrester a scoprire e guidare il talento di Jamal, è Forrester a fornire al ragazzo la chiave di accesso per la realizzazione del racconto che altrimenti (senza la copiatura del primo paragrafo) non sarebbe mai riuscito a consegnare, è Forrester a sancire il successo scolastico di Jamal leggendo davanti ad una platea basita la lettera che il ragazzo gli ha recapitato, è Forrester a cristallizzare il futuro del ragazzo stabilendo che scriva la prefazione del libro che verrà pubblicato postumo. Ora Jamal non ha più bisogno del pallone da basket per farsi accettare, ma capisce che gioco e cultura sono aspetti differenti della stessa vita e che uno non deve assolutamente premurarsi di coprire l’altro.

Giampiero Frasca