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di Peter Del Monte

(Italia, 1981)

SINOSSI

Milano, anni Ottanta. Oliviero è il figlio tredicenne di Piero e Rossana, due ex sessantottini: lui è pittore, lei scultrice, entrambi sono perennemente in crisi, completamente assorbiti dalla propria frustrazione di artisti fuori dagli schemi e non integrati nel sistema. Così, Oliviero ha dovuto imparare a badare a se stesso: è l'unico nella sua famiglia ad avere una vita normale. Una sera, durante una festa, il ragazzino si ritrova nel letto May, una bella americana molto più grande di lui e, inaspettatamente, la mette incinta. Da questa insolita unione nasce Cristiano: Oliviero, a differenza dei suoi genitori, è subito pronto ad assumersi le proprie responsabilità di padre, fino al punto che, quando due anni più tardi May va all'estero per lavoro, è costretto a occupasi da solo del piccolo. Ma la convivenza sotto lo stesso tetto dei due nonni fricchettoni e di Cristiano non funziona: basta che il bimbo combini qualche disastro e Piero e Rossella fanno capire chiaramente a Oliviero che è ora che trovi un'altra sistemazione per suo figlio. I due bambini, costretti al vagabondaggio, si imbattono in una serie di bizzarri personaggi e affrontano una serie di rocambolesche avventure senza, tuttavia, perdersi d'animo. Alla fine, insieme ad altri loro coetanei e a Piero che, pentito, è riuscito nel frattempo a ritrovarli, riattano un vecchio parco di divertimenti, in barba ad uno speculatore edilizio che vuole abbatterlo. Alla riapertura delle scuole, tuttavia, Oliviero preferirà tornare a casa con Pisello, lasciando Piero a gestire il luna-park.

PRESENTAZIONE CRITICA

Il 1981 è l'anno in cui vengono prodotti dei film che hanno per protagonisti degli adolescenti come Amore senza fine (Endless love) di Franco Zeffirelli e Il tempo delle mele (La boum) di Claude Pinoteau: si tratta di due esempi di quello che fu definito "cinema del riflusso", ovvero del ritorno alle tematiche dell'amore, della famiglia, dei valori tradizionali, dopo l'impegno e la contestazione degli anni Settanta. Piso pisello è dello stesso anno dei due film appena citati e, sebbene con loro condivida ben poco degli ideali di cui sopra - a parte una dose sostanziosa di buoni sentimenti - sembra proprio incanalarsi all'interno di una visione del mondo basata sui valori della concretezza, della responsabilità, della purezza d'animo.
Contrapponendo in maniera netta il personaggio di Oliviero, ragazzino maturo oltre ogni misura, ai suoi due genitori irresponsabili, Del Monte alza uno spartiacque tra le generazioni e pare annunciare l'ondata di pragmatismo che, durante gli anni Ottanta, spazzerà via definitivamente gli ideali che avevano mosso il decennio precedente. Il ragazzino, infatti, è l'unico membro della famiglia ad avere un minimo di senso pratico: indipendente dai genitori inetti a qualsiasi altra attività che non sia l'autocommiserazione o l'idiozia estatica, provvede a se stesso per ciò che riguarda i suoi bisogni fondamentali (fa la spesa e si prepara da mangiare da solo), va bene a scuola (al padre che lo stimola alla ribellione risponde che "la contestazione è roba da vecchi"), ha le idee chiare sul futuro (lui, che è figlio di due artisti, vuole diventare ingegnere nucleare), ignora le avances di una sua coetanea (preferendole la lettura dell'Odissea e lo studio della teoria della relatività).
Ma, al momento giusto, Oliviero ci sbalordisce per il modo in cui è capace di fare tesoro e mettere in pratica ciò che di buono la generazione precedente aveva espresso, volgendo a suo favore situazioni che per qualsiasi suo coetaneo risulterebbero insostenibili: l'incontro con la giunonica straniera che, completamente nuda, invade il suo letto, ha tutte le caratteristiche di quell'amore libero probabilmente professato, ma messo in pratica raramente, dai suoi genitori e dai loro amici fricchettoni che occupano stabilmente la loro casa. Anche l'atteggiamento di fronte all'inaspettata paternità è all'insegna della consapevolezza e dell'ottimismo di chi non si perde d'animo sapendo di poter contare sulle proprie qualità: alla madre - un personaggio caratterizzato oltre che da immaturità anche da una buona dose di cinismo - che propone la scorciatoia dell'aborto come soluzione al problema, Oliviero, pur sapendo di non poter fare affidamento su alcun aiuto da parte dei futuri nonni, si oppone con tranquilla fermezza.
Insomma, la mancanza di figure di riferimento all'interno della famiglia, a Oliviero sembra non fare né caldo né freddo: anzi, in una grottesca ma in fondo prevedibile inversione dei ruoli, il ragazzo diviene, proprio per suo padre, una sorta di guida che gli fa intuire quale sia la vocazione che possa mettere finalmente termine alle sue continue crisi creative. Cacciato di casa insieme al figlioletto dai nonni che, a quarant'anni si sentono ancora troppo giovani per questo ruolo, Oliviero, con spirito manageriale tipicamente milanese mescolato a una buona dose di fantasia, rimette in piedi un vecchio luna-park e ha, così, la possibilità di assumere il padre come pittore, permettendogli di mettere da parte quel velleitarismo artistico che da troppo tempo lo affliggeva.
Alla sua uscita, questo film ebbe un discreto successo di pubblico dovuto in massima parte alla capacità che aveva di proporre in maniera innocua un tema in fondo ancora abbastanza scabroso come quello della scoperta del sesso da parte di un preadolescente. Partendo da questo pretesto, Del Monte tenta di affrontare una tematica importante come quella del rapporto tra genitori e figli, mette in ridicolo una generazione che aveva molti difetti ma anche qualche buon pregio, sdrammatizza il conflitto generazionale e lo studio delle nuove dinamiche familiari prodotte dal Sessantotto attraverso i toni della commedia e della favola surreale e con una sorta leggerezza, lieve e superficiale al tempo stesso. 

Fabrizio Colamartino

 

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