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In calo il numero di bambine e ragazze vittime di mutilazioni genitali femminili (mgf), pratica rituale diffusa soprattutto in alcuni Paesi dell'Africa e del Medio Oriente che ha conseguenze gravissime sulla salute fisica e psichica delle giovani donne. La buona notizia arriva dai nuovi dati delle Nazioni Unite resi noti in occasione della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, che si celebra oggi, in tutto il mondo.

Nella nota di Unicef e Unfpa che riporta i nuovi dati si legge che «nei 29 paesi dell'Africa e del Medio Oriente in cui la pratica delle fgm è maggiormente concentrata, in media, il 36% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni  ha subito mutilazione rispetto ad una stima del 53% circa delle donne di età compresa tra i 45 e i 49 anni. In alcuni paesi il calo è stato molto rilevante: in Kenya, per esempio, per le donne di età compresa tra i 45 e i 49 anni rispetto alle ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni la probabilità di aver subito una mutilazione è tre volte più alta». Nonostante il fenomeno sia diminuito, milioni di bambine e ragazze hanno subito mutilazioni genitali femminili e molte altre rischiano di essere sottoposte a questa pratica cruenta che spesso rappresenta un vero e proprio rito di inclusione sociale.

Un grande passo avanti nella lotta contro le mgf è stato fatto il 20 dicembre scorso, con l'approvazione, da parte dell'Assemblea generale dell'Onu, di una risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili, depositata dal gruppo dei Paesi africani e in seguito sponsorizzata dai due terzi degli Stati membri delle Nazioni Unite. La risoluzione, primo documento dedicato in maniera specifica al tema, esorta gli Stati membri a sanzionare penalmente le mutilazioni genitali femminili, ma anche a promuovere programmi ad hoc nel settore sociale ed educativo per favorirne l'abbandono. L'Italia si è distinta nella campagna internazionale contro le mgf, conquistando un ruolo di interlocutore privilegiato con i Paesi africani, nel rispetto della loro piena ownership dell'iniziativa.

Per celebrare la Giornata il Dipartimento per le pari opportunità ha organizzato un convegno, che si è tenuto stamani, a Roma. L'incontro, occasione per approfondire il tema e conoscere le iniziative del Dipartimento volte a combattere le mgf, si è aperto con i saluti del ministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità Elsa Fornero, che proprio nei giorni scorsi, dal 3 al 5 febbraio, ha partecipato alla conferenza internazionale sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili che si è svolta nella Capitale. Nel corso del convegno è stata illustrata l'“Intesa concernente il sistema di interventi da sviluppare per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno delle mutilazione genitali femminili”, approvata il 6 dicembre 2012 dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Sempre stamani, a Bologna, si è svolto il seminario L'approccio dei servizi sociosanitari alla pratica delle mutilazioni genitali femminili tra modello terapeutico, preventivo e salutogenico, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna, dall'Azienda Usl di Bologna e dall'Istituto delle scienze neurologiche. Durante l'incontro sono stati presentati i risultati di una ricerca regionale condotta dal Dipartimento delle attività sociosanitarie dell'Azienda Usl, che ha sondato le rappresentazioni sociali della pratica delle mgf in tre popolazioni target: donne immigrate, donne italiane e operatori sociosanitari. Dall'indagine emerge che nessuna tra le donne straniere intervistate, residenti in Italia da almeno 5 anni, proporrebbe oggi la mutilazione genitale alle proprie figlie: «il significato rituale, infatti, viene associato e ricondotto ai luoghi d’origine, mentre il contesto sociale nel quale vivono attualmente ne fa percepire la pratica come un atto di violenza e una violazione dei diritti umani», si legge nel sito dell'Azienda Usl.

Il nostro Paese è da tempo impegnato nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Lo testimoniano le numerose iniziative realizzate per eliminare questa pratica e garantire il diritto alla salute e all'integrità fisica delle bambine e delle ragazze, anche attraverso campagne e progetti mirati a informare e prevenire il fenomeno. Prima fra tutte le legge 9 gennaio 2006 n. 7, che ha istituito il divieto di praticare le mgf, considerate un reato punito severamente, e ha previsto una serie di misure preventive e di servizi di assistenza alle donne che le hanno subite.

Un'altra iniziativa è la campagna Nessuno escluso, promossa dal Dipartimento e rivolta ai genitori immigrati. Dalla collaborazione tra lo stesso Dipartimento e il Ministero dell'interno, inoltre, è nato il servizio offerto dal numero verde gratuito del Ministero 800.300.558, che riceve segnalazioni e notizie di reati commessi sul territorio italiano e offre informazioni sulle strutture sanitarie e sulle organizzazioni di volontariato vicine alle comunità di immigrati provenienti dai Paesi dove sono diffuse le mgf. (bg)