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«Una più effettiva applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo aiuterà a ridurre le strutturali vulnerabilità che stanno alla base dello sfruttamento, ad affrontare i fattori di rischio, e a far sì che i minorenni, le famiglie e le comunità possano rafforzare le loro capacità e la loro resilienza». È l'idea alla base del progetto europeo Impact, Monitoraggio e miglioramento dei sistemi di protezione contro la tratta e lo sfruttamento minorile, frutto della cooperazione tra quattro organizzazioni non governative che operano a Cipro, in Grecia, in Italia e in Portogallo. Uno dei suoi obiettivi è quello di «far emergere i punti di forza e di debolezza dei sistemi nazionali di protezione dell'infanzia e della loro capacità di prevenire i fenomeni di sfruttamento e tratta». Il 25 febbraio scorso, a Roma, è stato presentato il rapporto finale del progetto.

Impact si è articolato in più fasi, prevedendo, fra l'altro, la stesura di rapporti nazionali nei quattro Paesi coinvolti. Ciascun rapporto «contiene uno studio della legislazione, delle politiche e delle prassi che, a livello nazionale, interessano una varietà di settori relativi ai diritti dei minorenni».

Il documento presentato a Roma parte dai contenuti dei rapporti nazionali per sviluppare un'analisi che «intende valutare, attraverso lo studio di esempi selezionati in ciascun paese, se e come le istituzioni nazionali sono in grado di dare effettiva applicazione alla Convenzione e ad altri principi sanciti a livello internazionale e regionale, in modo tale da permettere la prevenzione dello sfruttamento e della tratta e la protezione e l'empowerment dei minorenni già vittime o esposti al rischio». La prevenzione è un tema centrale del progetto, su cui il rapporto finale invita a concentrare forti investimenti, prestando particolare attenzione ai bambini più vulnerabili.

Il documento, elaborato da Defence for children international Italia in collaborazione con i team nazionali del gruppo Impact e disponibile sul sito dedicato al progetto, contiene anche una sintesi del rapporto nazionale italiano.

Dalla sintesi emerge un quadro di luci e ombre, che da un lato evidenzia l'esistenza di «esperienze e opportunità che potrebbero essere capitalizzate da parte del governo per migliorare l'efficacia del sistema», e dall'altro denuncia la permanenza di «numerose criticità in termini di protezione dell'infanzia in Italia, in particolare in riferimento ai bambini più vulnerabili».

Sono esempi delle prime le nomine di alcune istituzioni chiave preposte alla tutela dei diritti dei minori, come l'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza. Nell'elenco delle criticità compaiono il forte tasso di dispersione scolastica e l'aumento della povertà infantile, che «dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione».

Un altro aspetto importante su cui il rapporto focalizza l'attenzione è il tema della partecipazione dei minori alle decisioni che li riguardano. A questo proposito, si sottolinea nella conclusione della sintesi, risulta cruciale «adottare progressivamente la partecipazione e la consultazione dei bambini come pratica sistematica per la pianificazione, l'adozione e il monitoraggio di politiche, piani, azioni e programmi che sono rivolti all'infanzia, a livello nazionale, regionale e locale, utilizzando metodologie laboratoriali o di consultazione più ampie». (bg)