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Tredici miliardi di euro ogni anno: è il costo dei maltrattamenti sui bambini che grava sul bilancio dello Stato italiano secondo una recente indagine realizzata dall'Università Bocconi su commissione di Terre des hommes e Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia. Un costo molto alto, che, secondo quanto messo in luce dallo studio, potrebbe essere contenuto con una corretta politica di prevenzione e investimenti mirati.

La ricerca Tagliare sui bambini è davvero un risparmio?, condotta sotto la supervisione di Paola Profeta, docente di scienza delle finanze alla Bocconi, si è proposta di «stimare il complesso dei costi che gravano ogni anno sui bilanci dello Stato italiano a causa del maltrattamento minorile, in qualsiasi forma esso si manifesti, in parte verosimilmente associati ad una mancanza di attenzione e prevenzione sul fenomeno da parte degli enti pubblici».

L'indagine, primo studio sistematico sui costi della violenza sui bambini e gli adolescenti in Italia, contiene un'analisi sia di prevalenza che d'incidenza. Nella prima si calcola la spesa che incide ogni anno sui bilanci pubblici a causa degli interventi destinati a tutte le vittime di maltrattamento, mentre nella seconda si stima la spesa dei soli nuovi maltrattamenti. In quest'ultimo caso si calcolano i flussi di costi nel corso del tempo attraverso la proiezione di ciascuna voce di spesa lungo tutto l'arco di vita delle vittime.

«Il “costo” del maltrattamento», si legge nella premessa, «è altissimo per l'impatto sulla salute e sul futuro del bambino e per le ricadute economiche sulla spesa pubblica. Un bambino maltrattato pesa in modo significativo sui bilanci dei Comuni, sui bilanci delle Aziende Sanitarie e dei centri di salute mentale, così come sui bilanci della Giustizia. E questo sia oggi per la sua protezione e tutela, che nel futuro, perché il maltrattamento ha un'alta probabilità di sviluppare in età adulta patologie sanitarie anche gravi (dipendenza, malattie mentali, disabilità, disturbi cardiovascolari, disturbi psicologici etc.), devianze e criminalità, disoccupazione e perdita di reddito, incidendo, dunque, sul bilancio dello Stato e sulla perdita di produttività e di PIL».

A Marcella Sala, ricercatrice che ha elaborato i dati, abbiamo rivolto qualche domanda sull'indagine.

Quali sono le principali novità della ricerca?

L'obiettivo dello studio è stato quello di stimare il complesso dei costi che gravano ogni anno sui bilanci pubblici dello Stato italiano a causa del maltrattamento sui minori. Dai risultati emerge che ogni anno lo Stato italiano spende 13 miliardi di euro per il maltrattamento minorile. Questa cifra equivale a circa l'1 per cento del Pil: un costo piuttosto consistente. Lo studio si è poi sviluppato ulteriormente, cercando di capire quale sia il valore ad oggi dei flussi di costo futuri associati alle vittime del maltrattamento. In questo caso ha considerato soltanto le nuove vittime del maltrattamento registrate nel corso dell'anno di riferimento, il 2010. Il valore ad oggi dei flussi di costo futuri è di circa 910 milioni di euro. L'indagine è innovativa nel panorama italiano degli studi sul maltrattamento perché per la prima volta si è occupata di stimare le conseguenze economiche del fenomeno, un aspetto che non era mai stato affrontato da ricerche italiane.

Il maltrattamento ha diverse sfaccettature. L'indagine prende in considerazione tutte le varie forme in cui si manifesta?

Il nostro sforzo è stato quello di considerare tutte le forme di maltrattamento. Non ci siamo limitati  a considerare le forme più conosciute (ad esempio l'abuso sessuale, la corruzione di minore e il maltrattamento fisico), ma abbiamo cercato di ricomprendere anche le forme un po' più “nascoste” e più difficili da rilevare, come il maltrattamento psicologico e le patologie della cura (incuria, ipercuria, ecc.). Il nostro è stato un tentativo; siamo consapevoli che nello studio non è stata inclusa una serie di casi, perché le fonti ufficiali sono molto carenti da questo punto di vista. Abbiamo fatto riferimento ad alcune indagini italiane, fonti molto importanti per il nostro lavoro: ad esempio una ricerca di Terre des hommes e Cismai e un'indagine retrospettiva dell'Istituto degli Innocenti. Le fonti informative a cui abbiamo attinto sono diverse e i numeri a cui siamo giunti scontano una serie di difficoltà, dovute al fatto che si tratta di ricerche diverse, realizzate con metodologie differenti. Una delle riflessioni a cui si arriva dopo uno studio di questo tipo è proprio questa: per arrivare a una stima dei costi del maltrattamento il più possibile vicina alla realtà occorre innanzitutto poter contare su fonti informative che restituiscano un'immagine più completa del fenomeno.

Quali sono le cause di queste carenze del sistema informativo attuale?

Le cause, a mio avviso, sono legate innanzitutto all'interesse delle istituzioni pubbliche. Il Ministero dell'interno ha interesse a rilevare certe fattispecie di reato, perseguibili di fronte alla legge (ad esempio, l'abuso sessuale e la corruzione di minore). Altre forme, purtroppo, rimangono più sfumate e più difficilmente definibili. Occorre dunque una forte sensibilità da parte delle istituzioni pubbliche nel definire e rilevare questi fenomeni.

Potrebbe indicare, in sintesi, i punti di forza e gli aspetti critici della ricerca?

Un punto di forza è sicuramente quello di aver aperto la strada a un filone di studi che non esisteva. La confrontabilità dei risultati con quanto emerso dagli studi internazionali sul tema è un altro punto di forza, a cui aggiungo il fatto che si è cercato di adottare un metodo rigoroso. Ci sono anche diverse criticità. Il maltrattamento è un fenomeno così complesso che si è dovuto necessariamente circoscrivere il campo: è rimasta esclusa una serie di voci di costo che hanno un impatto sulla spesa pubblica, come i costi del bullismo nelle scuole. Un altro limite dell'indagine riguarda la quantificazione del maltrattamento.

(Barbara Guastella)