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In tutto il mondo cresce l'attenzione delle istituzioni sul tema dell'integrazione delle comunità rom, sinte e caminanti. Una tendenza che riguarda anche il nostro Paese. In questo quadro si colloca il Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per favorire l'integrazione scolastica e l'inclusione sociale dei minori rom, sinti e caminanti. Un'iniziativa sperimentale, ampia e articolata, a cui partecipa anche l'Istituto degli Innocenti di Firenze, che garantisce l'assistenza tecnico scientifica alla sua attuazione.

Oggi e domani l'Istituto ospita il secondo seminario nazionale di formazione sul progetto, rivolto agli operatori che vi prendono parte. Le due giornate fanno seguito al primo appuntamento formativo che si è tenuto lo scorso settembre, nello stesso luogo, e saranno l'occasione per approfondire vari argomenti, fra i quali, oltre alla verifica e alla condivisione dell'andamento delle attività, il monitoraggio e la valutazione del progetto.

L'iniziativa sperimentale coinvolge 13 città riservatarie (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia), e ha come destinatari i bambini e gli adolescenti rom, sinti e caminanti e non, di età compresa fra i 6 e i 14 anni, i dirigenti scolastici, gli insegnanti, il personale ATA, le famiglie rom, sinte e caminanti e tutte le altre famiglie. «Un suo punto di forza molto importante – spiega Maria Teresa Tagliaventi, referente scientifico del progetto - è proprio il fatto che si rivolge a tutti i bambini, non solo ai minori rom, sinti e caminanti. L'obiettivo è favorire una reale interazione e costruire un clima positivo nelle classi, che va a vantaggio di tutti gli alunni».

La governance del progetto si articola in una struttura multilevel finalizzata a creare, contestualmente, una condivisione e una supervisione delle linee di progettazione generali a livello nazionale (mediante la costituzione del Comitato scientifico e della Cabina di regia nazionale) e una rete di soggetti impegnati a livello locale a sostenere la definizione specifica delle attività e la loro realizzazione (mediante la costituzione dei Tavoli locali e di Équipe multidisciplinari). Una funzione chiave nella definizione e nell'attuazione delle varie iniziative è svolta dai referenti delle città riservatarie.

Le attività - partite tra ottobre e dicembre - riguardano due ambiti di vita dei minori rom, sinti e caminanti: la scuola (le prime classi delle primarie e delle secondarie inferiori) e il campo (o contesto abitativo).

Gli interventi realizzati nelle scuole puntano a migliorare il clima scolastico e prevedono incontri formativi per i docenti e laboratori e attività didattiche di cooperative learning rivolte agli alunni. «Il cooperative learning è un altro punto di forza del progetto», continua Tagliaventi. «Lavorare in modo cooperativo valorizza le competenze di tutti i bambini e premia anche il successo formativo del singolo». Le scuole primarie coinvolte sono complessivamente 18, per un totale di 33 classi, mentre le scuole secondarie di primo grado sono 5, per un totale di 9 prime classi. 150 il numero degli alunni rom, sinti e caminanti interessati dall'iniziativa, con una media di 4 per ciascuna classe.

Le attività realizzate nei campi o negli altri contesti abitativi dei bambini e degli adolescenti rom, sinti e caminanti mirano, invece, a integrare gli obiettivi di successo scolastico con quelli volti alla promozione del benessere complessivo del bambino in relazione alla sua famiglia. In questo caso si cerca, quindi, di rafforzare il lavoro fatto a scuola, ma anche di favorire l'accesso ai servizi locali delle famiglie coinvolte (in particolare ai servizi sanitari) e una loro partecipazione più attiva, nella relazione con la scuola e con le altre famiglie.

«Il progetto – sottolinea Tagliaventi – sta andando bene su vari fronti: i servizi lavorano con le scuole, coinvolte per la prima volta in un progetto nazionale sull'integrazione dei minori rom, sinti e caminanti (un traguardo importante, soprattutto in un momento in cui le scuole faticano a trovare le risorse); c'è un collegamento tra i diversi attori che si occupano di minori rom, sinti e caminanti; tutti i soggetti coinvolti partecipano con entusiasmo. Passi avanti sono stati fatti da tutte le città, in misure e modi diversi, che dipendono dalle situazioni differenti delle varie realtà territoriali. Le difficoltà nell'attuazione del progetto sono legate alle condizioni, spesso difficili, in cui vivono le famiglie rom, sinte e caminanti».

Il progetto, a cui è dedicata una sezione di questo sito, si colloca in un quadro ampio di obiettivi che impegnano il governo italiano in sede nazionale, europea e internazionale, richiamandosi, in particolare, a: le previsioni del Terzo Piano biennale nazionale di azioni e interventi per la tutela dei diritti dei soggetti in età evolutiva, che prevede un'intera direttrice di azione sull'obiettivo dell'interculturalità e dell'integrazione dei bambini rom; le Raccomandazioni del Comitato Onu sui diritti del fanciullo emanate il 31 ottobre 2011 e la Strategia nazionale d'inclusione dei rom, sinti e caminanti 2012-2020, adottata in attuazione della Comunicazione della Commissione Europea n. 173/2011. (bg)

(Crediti foto: Tyler Durdan)