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Prende il via stamani, all'Istituto degli Innocenti di Firenze, il primo seminario sul Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti. Due giornate di formazione rivolte agli operatori, ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e ad altre figure professionali coinvolte nell'iniziativa. Il progetto sperimentale, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, mira a favorire l'integrazione scolastica e l'inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti rom, sinti e caminanti e a sostenere il confronto e la diffusione di esperienze significative di lavoro e di saperi, valorizzando e arricchendo le esperienze locali.

Le due giornate - organizzate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali insieme al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e all'Istituto degli Innocenti, che garantisce, con la collaborazione di esperti nazionali, l'assistenza tecnico scientifica all'attuazione della sperimentazione - si propongono come spazio dedicato alla formazione e alla condivisione dei contenuti del progetto. Le attività in plenaria e nei laboratori serviranno infatti a fornire indicazioni teoriche, metodologiche e pratiche per la sua realizzazione e a incentivare il confronto e lo scambio di esperienze fra i partecipanti. L'intento è quello di promuovere la costruzione di una rete nazionale di esperienze e la creazione di team locali che lavorino insieme per sviluppare pratiche e idee a sostegno dell'iniziativa.

Il seminario è articolato in una serie di lezioni “magistrali”, un'altra di lezioni “tecniche” e una parte di lavoro in gruppi basata sul metodo cooperativo. Sia le lezioni tecniche che quelle magistrali sono propedeutiche ai lavori di gruppo, che rappresentano il “nucleo della formazione”. Alle due giornate interverranno, fra gli altri: Raffaele Tangorra, direttore della Direzione generale inclusione del Ministero, che aprirà i lavori e presenterà le linee generali del progetto; Adriana Ciampa, dirigente della Divisione III – Politiche per l'infanzia e l'adolescenza del Ministero e componente del comitato scientifico del progetto; Vinicio Ongini, del Miur, e Paola Milani, docente dell'Università di Padova, entrambi componenti  del comitato scientifico del progetto.

Diverse le attività previste dall'iniziativa, che coinvolge 13 città riservatarie (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) e ha come destinatari i bambini e gli adolescenti rom, sinti e caminanti e non, di età compresa fra i 6 e i 14 anni, i dirigenti scolastici, gli insegnanti, il personale ATA, le famiglie rom, sinti e caminanti e tutte le altre famiglie: laboratori e altri eventi nelle scuole; sostegno alle famiglie degli alunni rom, sinti e caminanti anche nel loro contesto abitativo, per agevolare l'interazione con le scuole ma anche l'accesso ai servizi; la formazione nazionale, di cui fa parte il seminario del 9 e 10 settembre, e la piattaforma web, che ha l'obiettivo di favorire lo scambio e la condivisione di informazioni e documenti necessari per realizzare le varie iniziative nelle città. Sia la formazione nazionale che la piattaforma web sono attività trasversali, mirate a indirizzare e sostenere le azioni progettuali locali.

Il lavoro a livello locale è già stato avviato con la costituzione di tavoli locali interistituzionali e di équipe multidisciplinari che hanno il compito di cogestire e monitorare la realizzazione del progetto. Le attività con i bambini e gli adolescenti nelle scuole e con le famiglie inizieranno nel mese di settembre, secondo i tempi della progettazione esecutiva nelle varie realtà.

Il progetto, a cui è dedicata una sezione di questo sito, si colloca in un quadro ampio di obiettivi che impegnano il governo italiano in sede nazionale, europea e internazionale, richiamandosi, in particolare, a: le previsioni del Terzo Piano biennale nazionale di azioni e interventi per la tutela dei diritti dei soggetti in età evolutiva, che prevede un'intera direttrice di azione sull'obiettivo dell'interculturalità e dell'integrazione dei bambini rom; le Raccomandazioni del Comitato Onu sui diritti del fanciullo emanate il 31 ottobre 2011 e la Strategia nazionale d'inclusione dei rom, sinti e caminanti 2012-2020, adottata in attuazione della Comunicazione della Commissione Europea n. 173/2011. (bg)

Si riporta, di seguito, un breve quadro sintetico che illustra le principali caratteristiche del progetto.

La struttura dell'intervento proposto dal progetto nazionale

Il progetto assume la prospettiva interculturale attraverso il coinvolgimento dell'intero contesto sociale/scolastico e non soltanto il gruppo target strettamente inteso, allo scopo di favorire una reale interazione e contrastare la stigmatizzazione dei bambini RSC. Nell'operatività, il progetto prevede un'attività di lavoro centrata su due ambiti di vita dei bambini e adolescenti rom, sinti e caminanti: la scuola e il campo/contesto abitativo. Il lavoro nella scuola coinvolgerà non solo i bambini RSC, ma tutti i bambini presenti nella classe di progetto, e anche gli/le insegnanti, il/la dirigente scolastico/a, il personale ATA. Le attività rivolte alla scuola potranno essere centrate o sulla scuola primaria oppure sulla scuola secondaria di primo grado. Ogni città è invitata a dare un'opzione affinché sia possibile costruire un programma di attività omogeneo ed efficace in relazione alle caratteristiche dei vari cicli di scuola e ai differenziati bisogni di bambini e ragazzi.

Nello specifico saranno promosse le seguenti attività:

  • Formazione insegnanti e personale ATA
  • Attività laboratoriali e didattiche di cooperative learning con i bambini e/o gli adolescenti

Sia le attività rivolte alla scuola primaria che quelle rivolte alla secondaria di primo grado intendono promuovere, attraverso un duplice asse di azione – sulla scuola e sul campo/contesto abitativo – processi di inclusione, integrazione e sostegno alla scolarizzazione di bambini e adolescenti RSC e delle loro famiglie. Il lavoro nei contesti abitativi dei bambini è finalizzato a integrare gli obiettivi di sostegno scolastico con quelli volti alla promozione del benessere complessivo del bambino in relazione alla sua famiglia; le attività cercheranno quindi di rafforzare il lavoro realizzato a scuola anche con accompagnamenti individualizzati e di gruppo, nonché di favorire l'accesso ai servizi locali delle famiglie coinvolte. Il sostegno al bambino vuole essere integrale e prevede quindi di affiancare al percorso di creazione di una scuola “accogliente” e cooperativa, quello di un supporto e un coinvolgimento rivolto alle famiglie degli alunni RSC anche nel loro contesto abitativo.

In questo ambito le attività si articolano in due filoni di intervento:
1. il sostegno alle famiglie nell'interazione con la scuola
2. il sostegno alle famiglie nell'accesso ai servizi

Nel primo caso si intende sperimentare pratiche di lavoro che promuovano una relazione positiva e costruttiva tra le famiglie degli alunni RSC e la scuola - gli insegnanti in particolare – poiché essa è uno snodo cruciale per il buon andamento dell'integrazione dei bambini e dei ragazzi nel percorso scolastico. Il progetto vuole poi sperimentare e/o rafforzare le attività volte a migliorare le pratiche di accoglimento dei servizi rispetto alle necessità e ai bisogni delle famiglie RSC e la capacitazione delle famiglie RSC nell'accesso autonomo ai servizi. Verranno proposti, ove possibile, percorsi specifici con le madri degli alunni coinvolti nel progetto. Tali percorsi saranno pensati e organizzati, dal coordinatore-campo, assieme alle madri stesse e potranno prevedere il coinvolgimento di esperti quali: mediatori, operatori sanitari, educatori, assistenti sociali, personale amministrativo del comune ecc. La governance del progetto si articola attraverso una struttura multilevel finalizzata a creare, contestualmente, una condivisione e una supervisione delle linee di progettazione generali a livello nazionale (mediante la costituzione del Comitato scientifico e della Cabina di regia nazionale) e una rete di soggetti impegnati a livello locale a sostenere la definizione specifica delle attività e la sua realizzazione (mediante la costituzione dei Tavoli locali e di Équipe multidisciplinari).

Svolgeranno inoltre una funzione chiave nella definizione e nella implementazione delle attività progettuali i referenti delle città riservatarie, in particolare in relazione al processo costitutivo del Tavolo locale e dell'Équipe multidisciplinare e come figura di snodo con le istanze nazionali; 4 tutor nazionali che assicureranno un sostegno continuativo per:

  • l'analisi preliminare del contesto in relazione al cluster progettuale in cui si colloca la città;
  • la costruzione del tavolo progettuale locale;
  • l'individuazione delle comunità e delle scuole da coinvolgere nel progetto (dove, chi, come);
  • l'individuazione dei criteri per il coinvolgimento di famiglie, delle comunità coinvolte, all'interno delle quali sono presenti bambini e ragazzi con cui attuare specifici percorsi (incontri, scambi di pareri, colloqui, osservazioni ecc.);
  • la definizione di strumenti per la rilevazione della situazione di partenza (interviste, materiali, questionari ecc.);
  • la definizione delle attività e delle azioni di monitoraggio.