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Ieri, all'Istituto degli Innocenti di Firenze, si è tenuta la prima giornata del seminario sul Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti, iniziativa sperimentale promossa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

L'evento, rivolto agli operatori, ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e ad altre figure professionali coinvolte nella sperimentazione, si conclude oggi ed è il primo appuntamento dedicato alla formazione sul progetto.

Un'iniziativa complessa, ampia e articolata, che mira a favorire l'integrazione scolastica e l'inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti rom, sinti e caminanti e sostenere il confronto e la diffusione di esperienze significative di lavoro e di saperi, valorizzando e arricchendo le esperienze locali. L'Istituto degli Innocenti garantisce, con la collaborazione di esperti nazionali, l'assistenza tecnico scientifica alla sua attuazione.

Il progetto coinvolge 13 città riservatarie (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) e prevede varie attività, destinate ai minori rom, sinti e caminanti e a tutti gli altri bambini e adolescenti, al personale delle scuole e alle famiglie: fra queste, incontri formativi rivolti agli insegnanti e a tutto il personale della scuola, laboratori con i bambini e gli adolescenti e attività di sostegno alle famiglie degli alunni rom, sinti e caminanti.

La mattina della prima giornata del seminario, aperta dai saluti di Alessandra Maggi, presidente dell'Istituto, ha dato spazio agli interventi di rappresentanti dei ministeri promotori del progetto e di altri esperti, mentre il pomeriggio è stato dedicato ai gruppi di lavoro.

Adriana Ciampa, dirigente della Divisione III – Politiche per l'infanzia e l'adolescenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e componente del comitato scientifico del progetto, ha messo in luce alcuni aspetti chiave dell'iniziativa, fra i quali «la riuscita collaborazione interistituzionale tra il Ministero  del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca» e «la valutazione»: «in un periodo di crisi come quello attuale – ha detto soffermandosi su quest'ultimo punto – è molto importante dimostrare che l'intervento sociale è efficace».

Anche Filomena Fotia, esperta della segreteria del sottosegretario all'istruzione Marco Rossi Doria, ha sottolineato l'importanza della collaborazione tra i due ministeri, punto di forza del progetto insieme ad altri elementi, come «la condivisione con le comunità (difficile ma indispensabile), la centralità dell'apprendimento del bambino, la formazione destinata ai docenti e a tutto il personale della scuola e il fatto che le attività non si rivolgono solo ai minori rom, sinti e caminanti ma a tutti i bambini e gli adolescenti».

«Con questa iniziativa – ha spiegato Maria Teresa Tagliaventi, referente scientifico del progetto – abbiamo scelto di incidere sul clima della classe, sulle relazioni e sulle aspettative delle famiglie. Un clima positivo in classe favorisce tutti i bambini, non solo gli alunni rom, sinti e caminanti».

Vinicio Ongini, esperto del Miur e componente del comitato scientifico del progetto, ha riportato alcuni dati, ha delineato un breve excursus sulla normativa in materia e si è soffermato, infine, sul significato di intercultura, «un termine molto usato che trascina con sé dei malintesi».

Gli studenti rom, sinti e caminanti risultano 11.899 nell'anno scolastico 2011/2012, a fronte di una stima nazionale di 150 mila: un dato, questo, che rivela l'esistenza di una grande maggioranza che non è iscritta a scuola. Altri numeri che fanno riflettere sono quelli che evidenziano il grande divario fra i diversi ordini di scuole, segno delle notevoli difficoltà incontrate dai ragazzi soprattutto nel passaggio dalle primarie alle secondarie inferiori, ma anche da queste ultime alle superiori: gli alunni rom, sinti e caminanti iscritti alle primarie, infatti, sono circa 6.400, mentre gli studenti rom, sinti e caminanti iscritti alle secondarie inferiori sono circa 3.400; 134 gli iscritti alle superiori. «I dati – ha precisato Ongini – sono sottostimati. In realtà gli iscritti sono di più, perché ci sono ragazzi che non dichiarano la propria appartenenza alle comunità rom, sinte o caminanti».

Il seminario - organizzato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'Istituto - ha fornito indicazioni teoriche, metodologiche e pratiche per la realizzazione del progetto e ha incentivato il confronto e lo scambio di esperienze fra i partecipanti, con l'intento di promuovere la costruzione di una rete nazionale di esperienze e la creazione di team locali che lavorino insieme per sviluppare pratiche e idee a sostegno dell'iniziativa.

Per approfondimenti sul progetto si rinvia alla sezione dedicata di questo sito. (bg)

(Crediti foto)