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Storie di violenze e diritti negati, che parlano di vite strappate all'infanzia. Le bambine e le adolescenti costrette a unirsi in matrimonio a uomini adulti hanno davanti un futuro non scelto che le espone a gravi rischi. Proprio a loro, alle spose bambine, è stata dedicata la prima Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze, che si è tenuta nel 2012 per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dei diritti delle giovani donne e in particolare sul fenomeno dei matrimoni precoci, diffuso soprattutto in Asia Meridionale e Africa Subsahariana.

Secondo gli ultimi dati Unicef - resi noti il 22 luglio scorso, a Londra, durante il Girl Summit, promosso dal governo britannico e dall'organizzazione per i diritti dell'infanzia per ottenere risultati più rapidi contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci – sono più di 700 milioni le donne, nel mondo, che si sono sposate da bambine. Più di una su tre – circa 250 milioni - si è sposata prima dei 15 anni.

Le ragazze che si sposano prima di compiere 18 anni, spiega l'Unicef nel comunicato che presenta i dati, «hanno meno probabilità di frequentare la scuola e più probabilità di subire violenze domestiche. Le adolescenti hanno più probabilità di morire a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto rispetto alle donne tra i 20 e i 30 anni; i loro figli hanno maggiori probabilità di nascere morti o di morire nel primo mese di vita».

I dati mettono in evidenza che, sebbene i matrimoni precoci siano leggermente diminuiti nel corso degli ultimi tre decenni, occorre fare ancora molta strada per combattere questo fenomeno. Lo stesso vale per le mutilazioni genitali femminili (fgm), un'altra pratica dannosa di cui sono vittime tante bambine nel mondo, analizzata dai dati Unicef: «più di 130 milioni di bambine e donne hanno subito qualche forma di fgm nei 29 paesi dell'Africa e del Medio Oriente dove questa pratica dannosa è più diffusa», si legge nel comunicato.

«I numeri ci dicono che dobbiamo accelerare i nostri sforzi. E non dimentichiamo che questi numeri rappresentano vite reali. Ma se i problemi sono globali, le soluzioni devono essere locali, portate avanti dalle comunità, dalle famiglie e dalle ragazze stesse per cambiare mentalità e rompere i cicli che perpetuano l'fgm e il matrimonio precoce», ha detto il direttore generale dell'Unicef Anthony Lake.

Di recente l'Unicef ha lanciato un nuovo studio sui matrimoni precoci in Giordania, Paese in cui questo fenomeno è in aumento. Tra i rifugiati siriani che vivono in Giordania, il tasso di matrimoni precoci è cresciuto dal 18 per cento del 2012 al 25 per cento del 2013 di tutti i matrimoni; gli ultimi dati mostrano che è ulteriormente aumentato al 32 per cento nei primi tre mesi del 2014. Prima della guerra, in Siria la media dei matrimoni che coinvolgevano ragazze con meno di 18 anni era del 13 per cento.

Nel nostro Paese il Dipartimento per le pari opportunità ha realizzato un rapporto di ricerca sul tema dei matrimoni forzati, intitolato Il matrimonio forzato in Italia: conoscere, riflettere, proporre. Come costruire una stima del numero delle donne e bambine vittime in Italia di matrimoni forzati e quali interventi avviare. Il rapporto, curato da Le Onde onlus, definisce il fenomeno, le cause, il profilo delle vittime, analizza molti altri aspetti (fra i quali la normativa di riferimento nazionale, europea e internazionale), e offre un quadro dei dati disponibili sulle popolazioni a rischio in Italia. L'ultimo capitolo riporta le conclusioni e alcune raccomandazioni per la prevenzione e il contrasto dei matrimoni forzati. (bg)