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A conclusione della terza annualità del Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti (rsc), terminata nel 2016, le città riservatarie coinvolte hanno organizzato eventi finali e hanno elaborato documenti e altri materiali, come video e pubblicazioni. A Reggio Calabria, ad esempio, gli operatori, gli insegnanti e le altre figure che hanno preso parte al progetto hanno realizzato la rivista 7Mamau.
Il progetto - promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e la partecipazione dell'Istituto degli Innocenti - prevede la realizzazione di laboratori e altre attività concentrate in due ambiti di vita dei minori rsc (la scuola e il campo/contesto abitativo) e mirate a favorire l'integrazione scolastica e l'inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti rsc. Alla terza annualità hanno partecipato, oltre a Reggio Calabria: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia.
Nelle pagine di 7Mamau i docenti, gli esperti e gli altri soggetti coinvolti nell'iniziativa raccontano i momenti più significativi dell'esperienza fatta nella città calabrese. Un inserto è dedicato ai bambini.
«Il progetto a Reggio Calabria, come altrove, ha avuto un'evoluzione progressiva e nel tempo alcune attività quali la formazione e i laboratori hanno messo sempre più a fuoco gli obiettivi socio-pedagogici della sperimentazione, riuscendo a scardinare consuetudini e modus operandi che sottendono, a volte inconsapevolmente, una demarcazione tra l'esperienza scolastica dei bambini rom e quella dei loro compagni», spiega Simona Sidoti, tutor nazionale, nel suo editoriale Le coordinate di un tragitto.
Sidoti sottolinea alcuni punti di forza e alcune criticità del progetto. Fra i punti di forza ci sono la collaborazione costruita con alcune associazioni locali attive nel territorio di Arghillà Nord o impegnate in interventi educativi rivolti a realtà sociali più vulnerabili e il fatto che la sperimentazione nazionale ha avuto una ricaduta sull'intero ambiente scolastico ed «è stata uno strumento per innovare e consolidare pratiche didattiche che favoriscono la cooperazione e un clima di classe positivo». Fra le criticità emergono «il bisogno di incidere ancora maggiormente sui processi che influenzano le politiche sociali e abitative riferite ai rom» e la necessità di intensificare la partecipazione attiva delle famiglie, rom e non, nelle varie fasi del progetto e più in generale nella costruzione di una comunità plurale ed educante.
Per approfondimenti sul progetto si rinvia alla sezione dedicata di questo sito. (bg)