Giovani Neet, dati dell’Osservatorio #Conibambini [1]
Nel 2025, in Italia, i Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione) erano il 13,3%, a fronte di una media dell’Unione europea dell’11%. Una percentuale in calo rispetto all’anno precedente, che tuttavia rimane ancora una delle più alte del continente. I dati dell’Osservatorio #Conibambini sui Neet, pubblicati sul sito dell’impresa sociale Con i Bambini, tracciano un quadro del fenomeno da cui emergono forti criticità nel nostro Paese. L’Italia è infatti quarta in Europa, dietro solo a Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%). Gli Stati che invece registrano i valori minori sono Paesi Bassi (5,3%), Svezia (5,9%) e Slovenia (7,6%).
Come si spiega nel sito dell’impresa sociale, «ci sono numerosi fattori che hanno un impatto sul fenomeno. Per esempio, maggiore è il grado di istruzione e minore è l’incidenza di Neet: in Europa, nel 2025, i giovani tra 15 e 29 anni con al massimo la licenza media che non studiano e non lavorano sono il 12,8%, dato che scende all’11% per chi ha un titolo di scuola secondaria superiore e all’8% per chi è in possesso di una laurea. Incide anche il grado di urbanizzazione, seppur con delle diversità tra i paesi europei. In generale, le aree rurali sono quelle in cui i Neet risultano più presenti, con una percentuale nel 2025 pari a 12,2%. Seguono le periferie e le città di medie dimensioni (11%) e le città più grandi (10,3%). Questa è una dinamica che caratterizza la maggior parte dei paesi europei. In Italia invece accade l’opposto: a riportare i valori più alti sono proprio i centri urbani più ampi (14,2%) a cui seguono le zone rurali (12,9%) e quelle periferiche (12,8%)».
Secondo quanto evidenziato dall’Osservatorio, la situazione varia molto tra le città italiane e la quota di Neet tende a essere più alta nelle realtà dove la condizione sociale di partenza è più difficile e dove anche il percorso scolastico risulta più critico.
I comuni capoluogo di città metropolitana con più giovani che non studiano e non lavorano, in base ai dati raccolti nell’ambito del censimento 2021, sono Catania (35,4%), Palermo (32,4%) e Napoli (29,7%). A quota 20% circa, tra le altre, le due città italiane più popolose, Roma e Milano, mentre si scende sotto il 18% a Genova, Firenze e Bologna.
I dati rivelano che anche all’interno di una stessa città la situazione non è omogenea. A Catania, ad esempio, la quota supera il 40% nel primo e nel sesto Municipio, mentre è su livelli molto inferiori nel terzo (22%). Lo stesso vale per Bologna: a fronte del 17,3% medio, il fenomeno incide ancora meno in alcune aree subcomunali, come Siepelunga (11,3%), La Dozza (10,9%) e Scandellara (5,6%), mentre è più diffuso in aree come Ex Mercato Ortofrutticolo (47,2%), Caab (39,8%) e Pilastro (29,6%).
Anche in ambito urbano il fenomeno è strettamente legato alla questione degli abbandoni scolastici precoci: «nei quartieri delle città dove più ragazzi hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, tendenzialmente anche la quota di giovani Neet è più alta, e viceversa. Le aree subcomunali con meno abbandoni precoci coincidono generalmente con quelle dove il fenomeno dei Neet è meno grave».
L’Osservatorio sulla povertà educativa #Conibambini nasce dalla collaborazione fra l’impresa sociale Con i Bambini e la Fondazione Openpolis per promuovere un dibattito sulla condizione dei minorenni in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte. L’obiettivo è aiutare il decisore a mettere in atto politiche a sostegno dei bambini e dei ragazzi che vivono in stato di disagio, attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti a disposizione di tutti coloro che a vario titolo si confrontano sul tema della povertà educativa minorile.
Si possono consultare i dati [5] sul sito di Con i Bambini.
Altri materiali e notizie si trovano su questo sito alla tematica Disagio scolastico [3], raggiungibile dal menù di navigazione “Temi”.
