Impatto dei rischi climatici sull’istruzione, rapporto Unicef [1]
Nel 2025 più di 171 milioni di studenti in tutto il mondo – ovvero uno su 10 – hanno subito interruzioni del percorso scolastico a causa di rischi climatici. Il rapporto dell’Unicef Learning Interrupted: Global Snapshot of Climate-Related School Disruptions in 2025 (Interruzione dell’apprendimento: panoramica globale delle interruzioni scolastiche legate al clima nel 2025) analizza i dati provenienti da 106 Paesi o territori e rivela che i rischi climatici - tra cui tempeste, inondazioni, ondate di calore, siccità e incendi boschivi - hanno avuto ripercussioni molto pesanti sull’istruzione (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria superiore), determinando, fra l’altro, la sospensione delle lezioni, il danneggiamento delle scuole, la diminuzione della frequenza scolastica e l’aumento del rischio di abbandono scolastico.
Le tempeste, in particolare, hanno interrotto le attività scolastiche di 109 milioni di studenti a livello globale, mentre le inondazioni e le ondate di calore hanno colpito, rispettivamente, almeno 70 milioni di studenti e circa 50 milioni di bambini.
In Pakistan – uno dei Paesi più colpiti secondo l’analisi – le gravi inondazioni monsoniche di agosto hanno ritardato il rientro a scuola di oltre 28 milioni di studenti, rendendolo uno dei più grandi episodi di interruzione dell’istruzione legati al clima registrati nel 2025. In Egitto, invece, una potente tempesta di Khamsin (vento e polvere) ha provocato la sospensione delle lezioni a livello nazionale per un giorno ad aprile, interessando anch’essa oltre 28 milioni di studenti.
Secondo quanto evidenziato dalla pubblicazione, 40 Paesi hanno subito diverse ondate di interruzioni scolastiche legate al clima nel corso dell’anno. Il Madagascar, ad esempio, ha dovuto affrontare ondate di siccità, cicloni tropicali e inondazioni che hanno colpito 280.000 studenti durante l’anno, mentre in Spagna oltre 500.000 studenti della Comunità Valenciana hanno subito le conseguenze delle tempeste di marzo, seguite dal ciclone post-tropicale Gabrielle a settembre. Per migliaia di studenti nel resto del Paese, il caldo estremo ha interrotto le lezioni a maggio e giugno, mentre la tempesta Alice ha influito sulla frequenza scolastica a ottobre.
I rischi climatici che causano interruzioni o chiusure scolastiche hanno un impatto più forte sulle giovani donne, che corrono un rischio maggiore di abbandonare gli studi. «I danni alle scuole e alle strutture igienico-sanitarie, gli sfollamenti e la perdita di reddito familiare – si spiega nel sito dell’organizzazione - possono far ricadere sulle ragazze ulteriori responsabilità relative alla cura della famiglia e alla raccolta dell’acqua. Queste pressioni possono anche aumentare il rischio di matrimoni precoci, rendendo più difficile per le ragazze tornare in classe quando le scuole riapriranno».
L’Unicef invita i Governi e i partner a intensificare gli sforzi e a proteggere l’istruzione dalle conseguenze più gravi dei rischi climatici attraverso varie azioni: fra queste, rafforzare la resilienza climatica dei sistemi educativi per garantire la continuità dell’apprendimento durante le emergenze; aumentare i finanziamenti nazionali e internazionali a favore della resilienza dell’istruzione; fornire a bambini e giovani le conoscenze e le competenze necessarie per sviluppare la resilienza e promuovere l’azione per il clima.
Si può consultare il rapporto, in inglese [6], sul sito dell’Unicef.
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