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Grande interesse per il convegno Dal nostro punto di vista. L'agency e la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi nei percorsi di protezione e cura, che si è svolto venerdì scorso, a Padova. Nella sala del Teatro Ruzante, che ha ospitato l'evento, erano presenti rappresentanti istituzionali, educatori, assistenti sociali, ma soprattutto ragazze e ragazzi. Sono stati proprio loro, infatti, i protagonisti dell'incontro, organizzato dall'Università degli studi di Padova e dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza del Veneto per dare voce alle storie, alle idee e alle riflessioni dei giovani, che hanno raccontato alcune esperienze innovative a cui hanno preso parte.

«Queste esperienze sono innovative perché adottano una nuova prospettiva, quella dell'ascolto collettivo», ha spiegato Valerio Belotti, docente all'Universita di Padova che ha introdotto i lavori. «L'ascolto collettivo punta a far nascere energie dal gruppo dei pari degli accolti e si affianca ad altri percorsi che portano anche a un miglioramento della presa in carico e a un miglioramento terapeutico».

Una delle esperienze illustrate in occasione del convegno è NeomaggioRete, progetto promosso dall'associazione Agevolando e finanziato dalla Regione Emilia Romagna, che prevede l'apertura di una rete regionale di sportelli ad accesso diretto e on line finalizzati al supporto e al coinvolgimento attivo di giovani ex ospiti di strutture residenziali e famiglie affidatarie. NeomaggioRete impegna i ragazzi in varie attività, fra cui la ricerca di informazioni sulle sei aree tematiche individuate dal progetto (gestione del denaro, lavoro, formazione, salute, casa e documenti) e incontri di aggregazione e scambio tra giovani di uno stesso territorio nell'ottica del mutuo aiuto.

A. J. è una delle ragazze ex ospiti di comunità che partecipa al progetto ed è intervenuta al convegno per presentarlo. A lei abbiamo rivolto qualche domanda a margine dell'incontro.

Cosa rappresenta, per te, NeomaggioRete?

Un tramite per iniziare la mia vita in autonomia una volta uscita dalla comunità e un'occasione per approfondire informazioni e conoscenze che possedevo già, grazie all'aiuto degli educatori di riferimento che mi hanno accompagnato in un progetto di semiautonomia iniziato al compimento dei diciotto anni e concluso qualche mese fa.

Quali sono gli aspetti positivi e i punti di debolezza di questa esperienza?

Gli aspetti positivi: aver conosciuto le realtà di comunità diverse da quella che mi ha accolto, aver approfondito le informazioni che mi erano state fornite dai miei educatori nello svolgimento del progetto di semiautonomia a cui ho accennato prima e aiutare altri ragazzi in uscita dalle comunità che si sentono spaesati. Non ci sono aspetti negativi. Ho avuto solo dei timori all'inizio: sono una persona molto chiusa e interagire con i gruppi mi ha messo un po' in difficoltà. Ma l'argomento ci ha legato e mi sono sentita un membro al pari degli altri: molte inibizioni che ci possono essere quando si entra a far parte di un gruppo non ci sono state. È stata un'esperienza molto bella.

Quanto è importante la partecipazione?

Si tratta di un aspetto molto importante. Per imparare bisogna attivarsi. Se c'è una rete di ragazzi che hanno raccolto informazioni, le loro indicazioni restano nel tempo e il loro lavoro è utile anche per gli altri.

Quando vivevi in comunità ti sentivi ascoltata?

Sono stata molto tempo in comunità e la considero la mia seconda famiglia. Devo dire che è la prima volta che ritrovo tanti punti di vista simili al mio. Frequento ancora la comunità e vedo che gli utenti, proprio come me all'inizio, non vedono come l'ingresso in una comunità possa migliorare la loro condizione. Io ci sono arrivata dopo un po' di tempo. Su sette anni di comunità cinque li ho passati male; poi ho capito che la mia situazione doveva essere affrontata con qualità che non avevo e dovevo acquisire lontano da casa. Mi sentivo ascoltata dagli educatori, il loro lavoro mi ha aiutato molto e con alcuni di loro ho instaurato rapporti molto belli. All'inizio ci si sente molto colpevoli; poi, con il tempo, si capisce che la colpa non è solo nostra.

Quali sono i principali bisogni dei neomaggiorenni in uscita dalle comunità?

Sicuramente una casa, è la prima necessità. Collegata a questa, l'esigenza di trovare dei fondi, ma anche imparare a gestire i soldi. Quando ho concluso il mio percorso di semindipendenza, gli educatori mi hanno aiutato a trovare una casa. Attualmente studio e lavoro.

Cosa ha significato, per te, questa giornata?

Il giorno precedente il convegno c'è stato un incontro di presentazione e di scambio tra tutti noi ragazzi che abbiamo partecipato all'evento. Incontro sempre persone molto interessanti. Mi ha colpito vedere che alcune associazioni hanno approfondito dei pensieri che molti giovani in comunità e in affido si pongono ma che non sapevo che fossero stati sviluppati. Questa giornata ha rappresentato una bellissima opportunità e ha confermato il clima che si avverte tra ragazzi che hanno vissuto un disagio, anche se in termini positivi. Le barriere non esistono: siamo stati tutti male, siamo stati accomunati da qualcosa, ma non ci giudichiamo e siamo liberi di esprimerci.

(Barbara Guastella)