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di Stephen Daldry

(Gran Bretagna, 2000)

SINOSSI

Sullo sfondo delle lotte sindacali che a metà degli anni Ottanta coinvolsero i lavoratori delle miniere di Durham in Gran Bretagna, il film narra la storia di Billy - undici anni, orfano di madre e figlio di un minatore in sciopero - che scopre la passione per la danza. Billy intraprende un durissimo allenamento per essere ammesso alla prestigiosa Royal Ballet School di Londra, incoraggiato da Mrs Wilkinson, la sua insegnante di danza, e da Michael, un suo compagno di scuola con tendenze omosessuali, ma osteggiato dal padre che lo vorrebbe boxeur. Quest'ultimo, tuttavia, dopo aver assistito per caso a un allenamento del figlio, decide di sostenerlo facendosi aiutare dai suoi colleghi in sciopero che organizzano una colletta per pagare il viaggio nella capitale. Billy supererà l'esame, ma il suo momento di gloria sarà eclissato dal coincidere con la fine dello sciopero e la resa dei lavoratori alle decisioni del governo. Diversi anni dopo ritroviamo il protagonista, ormai adulto, étoile nel Lago dei cigni al Covent Garden di Londra.

PRESENTAZIONE CRITICA

L'elemento che colpisce maggiormente e che più fa riflettere in Billy Elliot è sicuramente lo stridente contrasto tra le circostanze storico-sociali che fanno da sfondo alla vicenda e il desiderio del protagonista, un sogno davvero fuori del comune per un ragazzino cresciuto in un anonimo villaggio di minatori. Il passo dal pugilato alla danza classica non può apparire più lungo se non si tiene conto che, una delle doti migliori per un boxeur è il gioco di gambe, quella capacità di sottrarsi e schivare prima di tutto i colpi dell'avversario per poi colpirlo. E proprio questa sembra essere la volontà del giovane protagonista e di coloro che, intuito il suo talento, decidono di aiutarlo: permettergli di sottrarsi a una triste realtà che lo vedrebbe obbligato, di lì a poco, a seguire le orme del padre e del fratello maggiore nelle viscere della terra a estrarre carbone e a scioperare per difendere il posto di lavoro messo a repentaglio dalla politica del governo conservatore di Margaret Thatcher. La palestra di pugilato, che inizialmente Billy frequenta con pessimi risultati, è una sorta di allenamento per gli scontri di piazza che i giovani, una volta divenuti minatori, dovranno affrontare. E di fatti nel corso del film si alternano sapientemente scene di violente colluttazioni tra polizia e dimostranti a scene in cui il protagonista, guidato dall'insegnante, si esercita a eseguire spaccate e piroette: è una conferma del profondo rapporto dialettico esistente tra il tema della contrapposizione violenta, fisica, brutale con la vita e quello del desiderio di elevarsi al di sopra di essa, la volontà di non rimanerne schiacciato. Ma per una fatale coincidenza è proprio grazie allo sciopero in atto nelle miniere - la scuola di danza classica è costretta a dividere la palestra con quella di boxe a causa dell'occupazione di alcuni locali da parte degli scioperanti - che Billy potrà scoprire una realtà diversa dalla cruda quotidianità che lo circonda: una realtà non meno dura e faticosa, che dovrà difendere soprattutto dai pregiudizi degli altri. Pregiudizi, questi, che il protagonista dapprima teme e tenta di evitare tenendo nascosta la sua passione, ma che poi decide di ignorare, riuscendo a trasformare la danza in un momento di riscatto per tutti coloro che, come suo padre e suo fratello, lottano per una condizione migliore. In un ambiente come quello dei rudi minatori della contea di Durham è logico che la danza sia vista come un'attività adatta solo alle donne e ai gay, e certamente non è un caso se il migliore amico del protagonista è proprio Michael, un ragazzino dalle malcelate tendenze omosessuali che ama indossare gli abiti della sorella e sogna di danzare con Billy vestendo il tutù. È il tema della diversità - che in una società come quella del proletariato di provincia assume toni essenzialmente maschilisti - che trova nell'amicizia tra i due ragazzini un ulteriore momento di affermazione nel finale del film. Qui ritroviamo, infatti, Michael, oramai cresciuto, vestito da donna, seduto tranquillamente in platea al Covent Garden, a fianco del fratello maggiore e del padre di Billy, mentre assiste alla rappresentazione del Lago dei cigni interpretata dal protagonista, a questo punto divenuto una celebrità. Forse è proprio grazie all'esempio dato da Billy se Michael è uscito allo scoperto e ha dichiarato apertamente la propria identità sessuale, e se i due rudi minatori possono accettare serenamente la diversità del ragazzo.
Billy Elliot appartiene a una recente ondata di film prodotti oltremanica che, sulla scia del Free Cinema, un movimento nato durante gli anni Sessanta e portatore di una ventata di novità e freschezza nel cinema inglese, hanno riportato all'attenzione del grande pubblico storie e personaggi appartenenti alla cosiddetta working class. Come già era avvenuto con Full Monty di Peter Cattaneo (1998), il grande successo della pellicola, vero caso dell'anno, è probabilmente dovuto alla mescolanza di due toni drammatici apparentemente opposti come la commedia e il melodramma (grazie ai quali è possibile affrontare lo sfondo sociale della storia senza approfondire troppo il discorso), all'uso accattivante di una colonna sonora che riprende una serie di motivi pop-rock di grande successo utilizzandoli in funzione diegetica - ovvero non solo come semplice commento delle azioni dei personaggi ma come sottofondo della loro 'vita' - nonché a un'innegabile abilità nell'orchestrazione della sceneggiatura e nell'uso della macchina da presa (apprezzabili per sapienza tecnica è, a tal proposito, la sequenza dell'inseguimento del fratello di Billy da parte dei poliziotti). Abilità che permette il contagio del buon umore, l'indissolubile aderenza dello spettatore con la storia di questo ragazzino. A passo di danza, si intende.

Fabrizio Colamartino

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