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Fare il punto sui processi in atto a livello locale in materia di politiche per l'infanzia e l'adolescenza: è stato questo l'obiettivo del seminario nazionale Lo stato di salute del welfare locale per i bambini, che si è svolto oggi all'Istituto degli Innocenti di Firenze. Un'occasione importante per riflettere sulla legge 285/1997, avviare un confronto tra esperti e operatori e dare voce al racconto dei referenti 285 sulle esperienze realizzate nelle città riservatarie.
Due le sessioni in cui si è articolata la giornata di studio, organizzata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Centro nazionale. I lavori della mattina hanno dato spazio a una riflessione sulle situazioni di impasse e le nuove prospettive delle politiche per l'infanzia e l'adolescenza nelle città riservatarie, mentre quelli pomeridiani hanno aperto un confronto sui nuovi strumenti per la programmazione delle politiche di welfare a livello cittadino.
«La legge 285 è una delle poche leggi presenti nel panorama europeo che istituisce un fondo ad hoc per la promozione dei diritti e delle opportunità di bambini e adolescenti», ha sottolineato Adriana Ciampa, dirigente della Divisione III – Politiche per l'infanzia e l'adolescenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nella sua introduzione al seminario. Ciampa ha parlato, fra l'altro, di due progetti sperimentali finanziati dal ministero, che coinvolgono le città riservatarie: Pippi, Programma di intervento per la prevenzione dell'istituzionalizzazione, e il Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti.
«La crisi economica – ha spiegato Flavia Franzoni, della società cooperativa Iress di Bologna - ha portato a uno spostamento dell'attenzione dai servizi ai contributi economici e a un “ritorno” della beneficenza. I contributi economici devono essere accompagnati da misure di sostegno alle famiglie; i contributi di beneficenza vanno bene purché siano aggiuntivi rispetto alle risorse pubbliche». Franzoni ha evidenziato la necessità di superare un welfare ineguale e frammentato e costruire un welfare comunitario e generativo. «La “cultura” della 285 – ha concluso – è ancora la cultura essenziale per resistere agli attacchi subiti dal welfare in questo periodo».
Marisa Anconelli dell'Iress ha parlato di alcune questioni di sistema (dinamismo istituzionale, nuova governance, integrazione, rapporto fra pubblico e privato) e alcune questioni “di contenuto” dei servizi (segnali di fermento e segnali di immobilismo).
«Il vero nodo critico della legge 285 – ha detto Ciampa a conclusione degli interventi delle due relatrici dell'Iress – è la scarsità di risorse. Per molte città sono gli unici fondi per l'infanzia e l'adolescenza. Ci sono eccellenze che rimangono sperimentazioni e non possono passare a sistema».
La sessione mattutina è proseguita con gli interventi di alcuni referenti 285, che si sono soffermati sulle criticità e i punti di forza dei welfare 285.
I lavori pomeridiani hanno previsto approfondimenti su vari temi - fra i quali il Programma Pippi, il Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti e  l'esperienza locale di gestione dei servizi per l'infanzia in Inghilterra -, oltre a una tavola rotonda condotta da Valerio Belotti, docente all'Università di Padova, sulle utilità e i limiti del Nomenclatore per le città 285, strumento utile alla programmazione, alla definizione delle strategie di intervento e alla verifica delle priorità insite nelle scelte locali.
Nel corso del seminario è stata presentata la Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 285/1997 per l'anno 2013, curata da Belotti e pubblicata nel Quaderno 59 del Centro nazionale. (bg)

 

In allegato i materiali del seminario.