Le madri, in Italia, si trovano sempre ad affrontare grandi ostacoli e sfide quotidiane. Il rapporto di Save the Children Le Equilibriste: la maternità in Italia 2026 racconta una realtà difficile, da cui emergono, ancora una volta, gravi disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro e lo sbilanciamento tra carichi di cura e vita professionale.
Secondo i dati del rapporto, nel 2025 si registrano circa 355mila nascite - con un calo del 3,9% in un solo anno -, il tasso di fecondità si ferma a 1,14 figli per donna - ben al di sotto della media europea - e l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni. «Solo il 2,9% delle donne tra 20 e 29 anni è madre – si legge nel sito dell’organizzazione -, e appena il 6,6% dei giovani in quella fascia d’età è genitore. Circa l’80% dei giovani desidera avere figli, ma solo una minoranza immagina di farlo a breve termine. Infatti, tra le donne 18-24 anni, appena il 14,8% prevede una maternità entro tre anni, percentuale che cresce nella fascia 25–34 anni fino al 41,6%. In questa fascia non essere mamma non è solo una scelta, ma spesso una necessità: quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio».
La pubblicazione rivela, fra l’altro, che le retribuzioni delle donne con figli diminuiscono, soprattutto nel settore privato: dopo la nascita di un bambino, le madri possono subire una riduzione salariale fino al 30% nel settore privato; la penalizzazione è presente anche nel settore pubblico, seppure in misura più contenuta (circa 5%).
I dati mostrano forti divari di genere nel lavoro dopo la genitorialità. Tra gli uomini la paternità è associata a una maggiore occupazione (oltre il 92% dei padri di età compresa fra i 25 e i 54 anni lavora, a confronto del 78,1% degli uomini nella stessa fascia senza figli), mentre per le donne accade l’opposto: il tasso di occupazione femminile scende dal 68,7% tra le donne senza figli al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne, con un calo più marcato al crescere del numero di figli (67% con uno, 58,8% con due o più), e si riduce ulteriormente al 58,2% tra le madri con figli in età prescolare. Tuttavia, le condizioni cambiano molto a seconda dell’area geografica: tra le madri con figli minorenni il tasso di occupazione arriva al 73,1% al Nord e al 71% al Centro, mentre nel Mezzogiorno scende sotto il 45,7%.
Altri dati evidenziano che il 32,6% delle donne 25-54enni con figli under 18 lavora part-time; in oltre un caso su dieci si tratta di part-time involontario (11,7%). Tra i padri, invece, la quota è nettamente più bassa (3,5%).
Nel settore privato, inoltre, il 25% delle madri sotto i 35 anni lascia il lavoro dopo il primo figlio. Tra i giovani la genitorialità ha effetti opposti: gli uomini lavorano di più se diventano padri (87,2%), mentre le donne lavorano meno se diventano madri (33,4%).
L’Indice delle Madri, realizzato in collaborazione con l’Istat e incluso come ogni anno nel rapporto, identifica le regioni che si impegnano, di più o di meno, a sostenere la maternità in Italia. Al primo posto tra le regioni più “amiche delle mamme” c’è l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, che torna sul podio dopo il calo dell’anno precedente. L’Indice registra arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende dall’8° al 13° posto e il Veneto dal 9° al 12°. Nel Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale (in fondo alla classifica ci sono la Basilicata, la Puglia e la Sicilia, che resta all’ultimo posto).
Si può consultare la pubblicazione sul sito di Save the Children.
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