A sessantacinque anni dalla conclusione della Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia, l’UNHCR rinnova l’appello per un maggiore impegno politico affinché a tutte le persone sia garantito il diritto a una nazionalità. Secondo le stime, nel mondo almeno 4,5 milioni di persone sono apolidi o hanno una nazionalità indeterminata. A queste si aggiungono milioni di altre persone interessate dal fenomeno, ma che restano invisibili nelle statistiche ufficiali. L’apolidia può avere conseguenze profonde sulla vita delle persone e coinvolgere intere generazioni, alimentando condizioni di esclusione e incertezza. Può infatti impedire l’ottenimento di documenti di identità, l’accesso alla scuola e all’assistenza sanitaria o la possibilità di lavorare legalmente. In alcuni casi può rendere impossibile registrare la nascita dei propri figli, sposarsi, possedere beni immobili, aprire un conto bancario o viaggiare liberamente. Nel tempo sono stati definiti strumenti giuridici internazionali per affrontare questa situazione.
La Convenzione del 1954 relativa allo status degli apolidi ha stabilito misure di tutela per le persone già apolidi, mentre quella del 1961 ha introdotto garanzie per prevenire il fenomeno, comprese misure per evitare che i bambini nascano apolidi e che le persone perdano la propria nazionalità diventando apolidi. Attualmente sono 82 gli Stati che aderiscono alla Convenzione del 1961. Tra gli ultimi Paesi ad avervi aderito figurano Slovenia, Sud Sudan e São Tomé e Príncipe. Per l’UNHCR, tuttavia, gli impegni previsti dalle norme non sono sufficienti se non si traducono in risultati concreti. L’Agenzia ONU per i rifugiati invita quindi gli Stati a proteggere le persone apolidi, a favorire percorsi per l’acquisizione della cittadinanza, a modificare leggi e pratiche discriminatorie che possono generare nuovi casi di apolidia, ad aderire alle Convenzioni delle Nazioni Unite sul tema e a partecipare all’Alleanza Globale per porre fine all’apolidia. A 65 anni dalla Convenzione del 1961, l’UNHCR ribadisce che l’apolidia può essere prevenuta e risolta e richiama la necessità di un impegno politico per garantire a milioni di persone nel mondo il diritto a una nazionalità.
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