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Tutelare i diritti dei bambini, figli di genitori detenuti, per garantire loro una crescita sana ed equilibrata e di mantenere i contatti con la propria mamma e il proprio papà. Sono questi gli obiettivi del progetto “Bambini e Carcere”, nato nel 1993 dall’impegno dei volontari di Telefono Azzurro e reso possibile grazie alla collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Un accordo che è stato rinnovato con la firma del protocollo di intesa che regola le attività di Telefono Azzurro nelle strutture carcerarie di tutta Italia.

Il progetto comprende il “Nido” che consente ai bambini di trascorrere i primi anni (0-6) con la mamma in carcere in una situazione affettiva che rende meno traumatica la convivenza in una struttura penitenziaria e la “Ludoteca” per attenuare l’impatto con la realtà carceraria al momento del colloquio con il genitore detenuto attraverso giochi, laboratori, animazione e assistenza.

I volontari si impegnano anche a costruire momenti di confronto con i genitori detenuti per lavorare sul recupero degli affetti familiari, attraverso “gruppi di parola”, momenti di condivisione di esperienze e emozioni, laboratori di scrittura e colloqui individuali.

Il progetto Bambini e Carcere, spiegano da Telefono Azzurro, intende mettere in pratica il principio sancito dall’articolo 9 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia secondo cui “il bambino i cui genitori, o uno dei due, si trovano in stato di detenzione, deve poter mantenere con loro dei contatti appropriati”.

Sono stati oltre 10.000 i bambini e i ragazzi seguiti nel 2015 dalle attività del progetto, attraverso la costante presenza di 224 volontari formati e preparati, in 18 carceri in tutta Italia.