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A distanza di poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge 173/2015, il volume La continuità degli affetti nell’affido familiare, presentato il 22 febbraio scorso a Roma nella Sala del Parlamentino del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, fa il punto sull’applicazione della norma. Una legge importante, che riconosce e valorizza la continuità degli affetti nelle possibili situazioni in cui può evolvere l’affido e prevede sia la possibilità per la famiglia affidataria di adottare il minorenne in affidamento, se dichiarato adottabile e qualora ne ricorrano i presupposti, sia la tutela della continuità delle relazioni affettive che si sono consolidate durante l’affido, nel caso di un nuovo e diverso collocamento del minorenne.
La pubblicazione, realizzata da un gruppo di lavoro formato all’interno della Consulta delle associazioni e delle organizzazioni istituita e presieduta dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, è suddivisa in quattro capitoli: il primo approfondisce le novità introdotte dalla legge; il secondo fa il punto sull’applicazione della norma a poco più di un anno dalla sua entrata in vigore, attraverso l’analisi dei dati dei tribunali per i minorenni; il terzo raccoglie le testimonianze di alcune famiglie affidatarie; il quarto, infine, riporta le raccomandazioni dell’Autorità garante ai servizi sociali, al Consiglio nazionale ordini assistenti sociali, all’Anci, alle autorità giudiziarie e al Ministero della giustizia.
Dai dati dei tribunali per i minorenni raccolti nel secondo capitolo emerge che le famiglie affidatarie sono, perlopiù, famiglie senza figli, che avevano già formalizzato la propria disponibilità ad adottare prima ancora del collocamento in affido dei minorenni. Al contrario, quando la famiglia adottiva non è quella affidataria, quest’ultima, nella maggior parte dei casi, ha già figli.
Riguardo al profilo dei minorenni, i dati rivelano che si tratta spesso di bambini italiani, o comunque nati in Italia, con un'età che in genere oscilla tra i 2 e i 5 anni. In due realtà territoriali particolari (Cagliari e Trieste) sono segnalati ragazzi di età superiore agli 11 anni e anche ai 15 anni. Quando l’adozione avviene da parte di famiglia diversa da quella affidataria, invece, i bambini tendono a essere più piccoli (2-4 anni).
«Il percorso di approfondimento che ha portato alla redazione del presente documento – si spiega nel volume - ha reso possibile uno sguardo particolarmente ampio dell’istituto esaminato in quanto, oltre alla partecipazione delle eterogenee professionalità presenti nel Gruppo di lavoro della Consulta, ha visto il coinvolgimento dei tribunali per i minorenni e delle famiglie che hanno vissuto esperienze di affido. L’ampia partecipazione e i numerosi dati raccolti hanno evidenziato l’esistenza di diverse interpretazioni e la mancanza di prassi omogenee sul territorio nazionale in merito all’attuazione delle norme introdotte dalla legge n. 173 del 2015 e, contemporaneamente, hanno generato molte riflessioni su come poter ovviare ad alcune criticità e migliorare il sistema».