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Vivere in un Paese ricco non garantisce uguali opportunità d’istruzione a tutti i bambini e ragazzi, dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria. È quanto emerge dalla Report card 15 del Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef Partire svantaggiati: la disuguaglianza educativa tra i bambini dei paesi ricchi, presentata il 30 ottobre scorso a Firenze, all’Istituto degli Innocenti.
Il rapporto classifica 41 Paesi membri dell’Unione europea e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in base alla portata delle disuguaglianze nell’istruzione, dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria, ed esplora in profondità le relazioni che intercorrono tra disuguaglianza educativa e fattori come occupazione dei genitori, background migratorio, sesso del bambino e caratteristiche degli istituti scolastici.
Secondo i dati della Report card, Lituania, Islanda e Francia hanno i tassi di iscrizione prescolare più alti tra i Paesi inclusi nello studio, e Turchia, Stati Uniti e Romania hanno i tassi più bassi; Paesi Bassi, Lituania e Finlandia sono i più equi per quanto riguarda i risultati di lettura nella scuola primaria, mentre Malta, Israele e Nuova Zelanda registrano le maggiori disuguaglianze in questo ambito; Lituania, Irlanda e Spagna sono i più equi per quanto riguarda la capacità di lettura dei quindicenni, e Malta, Bulgaria e Israele presentano le maggiori disuguaglianze.
Il rapporto rivela inoltre che in 16 dei 29 Paesi europei per i quali i dati sono disponibili, i bambini appartenenti al quinto più povero dei nuclei familiari hanno un tasso di frequenza prescolastica più basso rispetto ai bambini del quinto più ricco. Questo divario persiste per tutto il percorso scolastico del bambino. I ragazzi di 15 anni che vanno bene a scuola, i cui genitori svolgono un lavoro qualificato, hanno molte più probabilità di proseguire gli studi superiori rispetto a quelli con genitori che svolgono lavori poco qualificati.
Altri dati mostrano che in 21 dei 25 Paesi con livelli significativi di immigrazione, i quindicenni immigrati di prima generazione tendono ad avere risultati inferiori a scuola rispetto ai non immigrati. In 15 Paesi anche i bambini immigrati di seconda generazione tendono a conseguire risultati inferiori a scuola rispetto ai bambini non immigrati. In Australia e in Canada, invece, i bambini immigrati di seconda generazione hanno risultati migliori rispetto ai bambini non immigrati. Queste differenze rispecchiano i diversi modelli migratori nei vari Stati.
Su 38 Paesi ricchi l’Italia è 13esima per il più alto livello di uguaglianza nella scuola secondaria, è 15esima su 41 per tasso di accesso all’istruzione prescolastica e al sesto posto su 29 per migliori capacità di lettura nella scuola primaria.