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In Italia la tratta e lo sfruttamento dei minorenni resta un fenomeno perlopiù sommerso. È quanto emerge dal rapporto di Save the Children Piccoli schiavi invisibili 2018, una fotografia aggiornata dei bambini e dei ragazzi vittime di tratta e sfruttamento nel nostro Paese.
L’indagine mette in luce, in particolare, tre fenomeni: l’esposizione allo sfruttamento sessuale delle minori migranti che transitano per la Frontiera Nord Italiana con l’obiettivo di raggiungere i Paesi del Nord Europa; lo sfruttamento su strada delle ragazze nigeriane e rumene; lo sfruttamento lavorativo degli under 18.
Le ragazze migranti coinvolte nel primo fenomeno, il cosiddetto survival sex, provengono nella maggior parte dei casi dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana e vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs per attraversare il confine o per reperire cibo o un posto dove dormire. Private della possibilità di percorrere vie sicure e legali e invisibili al sistema di accoglienza, queste giovani sole sono esposte a gravissimi rischi di abuso e sfruttamento.
«Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia – si legge nella presentazione del rapporto - 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600 per cento». Le minorenni nigeriane provengono generalmente da contesti di forte indigenza e vengono reclutate con l’inganno già nei loro luoghi di origine, facendo leva sulla finta prospettiva di un futuro migliore in Europa.
Le ragazze rumene sono il secondo gruppo più numeroso tra le giovani vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale in strada in Italia: «in base alla rilevazione del progetto Vie d’uscita di Save the Children e della rete di organizzazioni partner, che nel corso del 2017 e dei primi tre mesi del 2018 ha intercettato 528 minori e neomaggiorenni rumene, a fronte delle 375 nello stesso periodo dei due anni precedenti, rappresentano il 29% del totale; il 20% in base alla stima della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta. Si tratta soprattutto di adolescenti provenienti dalle aree più svantaggiate della Romania, come le regioni della Muntenia e della Moldova, in particolare i distretti di Bacau, Galati, Braila, Neamt e Suceava».
Tra i minori stranieri vittime di sfruttamento lavorativo in Italia, la maggior parte sono ragazzi egiziani, sebbene il numero degli arrivi si sia progressivamente ridotto dal 2016. Nella maggior parte dei casi i minori egiziani vengono sfruttati nel lavoro in nero a Torino e a Roma negli autolavaggi, dove lavorano 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno per 2 o 3 euro all’ora, o nelle pizzerie, nelle kebabberie e nelle frutterie dove lavorano anche di notte per compensi che raramente superano i 300 euro mensili.