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Oggi si celebra la Giornata mondiale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili (mgf), pratica lesiva dei diritti umani che ha conseguenze gravissime sulla salute fisica e psichica delle bambine e delle ragazze che la subiscono.
Secondo i dati dell’Unicef e del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), nel mondo, oggi, almeno 200 milioni di ragazze e donne hanno subito mutilazioni genitali; 68 milioni le subiranno entro il 2030 senza una forte accelerazione nell’azione per porre fine a questa pratica.
Le ragazze e le donne che sono state sottoposte a mutilazioni genitali per mano di un operatore sanitario sono più di 20 milioni in 7 Paesi (Egitto, Sudan, Guinea, Djibouti, Kenya, Yemen e Nigeria). «Renderla una pratica medica – si legge nel comunicato stampa diffuso oggi da Unicef, Unfpa e UN Women - non significa che sia più sicura, perché si tratta ancora di rimuovere e danneggiare tessuti sani e normali e interferisce con le funzioni naturali del corpo di una donna o ragazza».
In occasione della Giornata le tre organizzazioni riaffermano il loro impegno a porre fine a questa violazione dei diritti umani. «A livello nazionale – spiegano Unicef, Unfpa e UN Women -, abbiamo bisogno di nuove politiche e leggi che proteggano i diritti delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione. I governi nei paesi in cui le mutilazioni genitali femminili sono ancora diffuse dovrebbero anche sviluppare piani di azione nazionali per porre fine a questa pratica. Per essere effettivi, i loro piani dovrebbero includere risorse di bilancio dedicate a servizi per la salute sessuale e riproduttiva, l’istruzione, il welfare sociale e servizi legali. A livello regionale, abbiamo bisogno che le istituzioni e le comunità economiche collaborino, prevenendo lo spostamento di donne e ragazze con lo scopo di raggiungere paesi con leggi meno restrittive sulle mutilazioni genitali femminili. A livello locale, c’è bisogno di leader religiosi che smontino il mito secondo cui le mutilazioni genitali femminili abbiano una base religiosa. Dato che le pressioni sociali spesso sostengono la pratica, gli individui e le famiglie hanno bisogno di maggiori informazioni sui benefici dell’abbandono».