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È online, sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il documento di studio e proposta I movimenti dei minori stranieri non accompagnati alle frontiere settentrionali.
Il volume, curato dall’ufficio dell’Authority con il coordinamento della Garante Filomena Albano, rileva le criticità del sistema italiano di protezione dei minori stranieri soli con particolare riguardo alle zone di frontiera settentrionale, propone delle soluzioni e contiene le raccomandazioni dell’Autorità alle istituzioni (Parlamento, Governo, ministeri, regioni, enti locali, magistratura e ordini professionali).   
«I minori stranieri non accompagnati in transito – si spiega nell’introduzione - richiedono l’individuazione di interventi idonei e strutturali, capaci di dare una risposta alle loro peculiari esigenze migratorie. Infatti, spinti dall’emotività, è facile attivare slanci di generosità solitamente a corto raggio che non consentono di fornire risposte durature ed efficaci ai loro bisogni reali: la sfida più importante in materia di protezione dei minori – e, ancor di più, dei minori stranieri non accompagnati – è sicuramente quella capace di creare un sistema coordinato e standardizzato attento ai bisogni naturali dei singoli».
Le criticità individuate dal documento sono di due tipi: “di sistema”, riconducibili al funzionamento dell’intero sistema di protezione italiano; criticità che risentono delle peculiarità (climatiche, geologiche, ecc.) dei diversi territori di frontiera. Fra le prime ci sono due lacune normative: la legge non prevede strutture di accoglienza ad hoc per minorenni in transito alle frontiere; non sono stati adottati i decreti attuativi della legge 47/2017, che ha riordinato il sistema italiano di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati.
Nel capitolo dedicato alle raccomandazioni la Garante per l’infanzia sollecita le istituzioni a garantire un’attività di informazione capillare e uniforme su tutto il territorio nazionale, rivolta ai minori stranieri soli. L’Authority raccomanda, fra le altre cose, di definire la figura del mediatore culturale e di prevedere centri di transito per minori stranieri non accompagnati nelle zone interessate dai movimenti.