Ricerca per parola chiave

La povertà, intesa nella sua accezione più strettamente economica, non determina in modo diretto forme di maltrattamento infantile, ma costituisce un fattore di rischio a elevata criticità. Lo rivela la seconda edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia realizzato dalla ong Cesvi, che quest’anno propone anche un approfondimento sul legame tra i due fenomeni.
La pubblicazione presenta un’analisi comparativa della performance delle singole regioni italiane nella prevenzione e nella cura del maltrattamento dei minorenni ed è il risultato dell’aggregazione di 64 indicatori relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio che individuano aree critiche e migliori pratiche nelle diverse regioni italiane.
L’indagine di Cesvi conferma il forte divario tra il Nord e il Sud del Paese per quanto riguarda il rischio di maltrattamento all’infanzia: è ancora allarme nel Mezzogiorno, dove la Campania rimane fissa in ultima posizione, preceduta da Sicilia, Calabria e Puglia. Migliora invece il Molise, mentre si riconferma al primo posto come regione più virtuosa l’Emilia Romagna, seguita da Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana.
Rilevanti differenze territoriali si registrano anche per quanto riguarda la povertà: sono un milione e 208 mila i minorenni che vivono in una situazione di povertà assoluta in Italia, al sesto posto tra i Paesi con le peggiori performance in Europa, con il 32,8% di bambini a rischio di povertà o esclusione sociale. La situazione peggiore si riscontra al Sud, con il 44% della popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale. Napoli, Palermo e Catania sono le città che presentano una maggiore vulnerabilità a livello sociale e materiale.
«Le recenti indagini sui reati contro i minori nel nostro Paese – si legge nella presentazione dell’Indice - mettono in evidenza che i bambini e le bambine sono maltrattati soprattutto nell’ambiente familiare, che più di tutti dovrebbe garantire loro sicurezza e protezione. Essere esposti a violenza nell’ambiente familiare genera un drammatico circolo vizioso che porta a introiettare la violenza come risposta “adeguata” a situazioni di stress. Di conseguenza, coloro che sono vittime di maltrattamento e trascuratezza durante l’infanzia rischiano di perpetuare il ciclo della violenza, maltrattando a loro volta i figli e i partner».