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Nei Paesi instabili e colpiti da conflitti 420 milioni di bambini sono privi di servizi igienici di base e 210 milioni non hanno accesso all’acqua potabile. Lo rivela il rapporto dell’Unicef Water Under Fire (Acqua sotto il fuoco), primo volume della serie dedicata al legame tra emergenze, sviluppo e pace nelle aree di guerra.
«Nei conflitti – si legge nella presentazione del rapporto -, l’acqua insicura può essere letale quanto i proiettili. In media, i bambini e ragazzi al di sotto dei 15 anni che vivono in paesi in guerra hanno probabilità quasi 3 volte più elevate di morire per malattie legate all’acqua infetta e ai servizi igienico-sanitari rispetto alla morte per effetto diretto della violenza bellica. Per i più piccoli, la situazione è ancora peggiore: i bambini al di sotto dei cinque anni hanno ben 20 volte maggiori probabilità di morire per malattie legate alla carenza di acqua e igiene che non per la violenza bellica».   
Secondo quanto evidenziato nel volume, bombardamenti e altri attacchi portano alla distruzione delle infrastrutture idriche, al ferimento del personale e all’interruzione dell’energia elettrica che mantiene in funzione acquedotti e stazioni di pompaggio. Senza un accesso sicuro all’acqua potabile i bambini si ammalano, le scuole e gli ospedali non funzionano, le malattie e la malnutrizione si diffondono.
«Il declino e la distruzione dei sistemi idrici e sanitari e l’insicurezza idrica – si spiega nella presentazione - sono a loro volta cause di ulteriore instabilità sociale, economica e politica, che minacciano la sopravvivenza, la salute e lo sviluppo dei bambini e delle loro comunità, nonché la pace e lo sviluppo a tutti i livelli».