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Troppo spesso invisibili, non solo nelle politiche e nelle società, ma anche nelle statistiche, i bambini con disabilità subiscono forme di esclusione che li colpiscono in modi diversi, a seconda del tipo di disabilità che presentano, del luogo in cui vivono e della classe sociale a cui appartengono. A loro è dedicato il rapporto dell'Unicef La condizione dell'infanzia nel mondo 2013. Bambini e disabilità, una fotografia aggiornata del fenomeno che non si limita a presentare i dati più recenti ma riporta un'analisi approfondita dei problemi che li riguardano e dei tentativi di favorire la loro inclusione nella scuola, nel sistema sanitario e nella società.

Il rapporto, presentato a Roma il 30 maggio scorso, è suddiviso in 7 capitoli. I primi due sollecitano un cambiamento di percezione nei riguardi dei bambini con disabilità, mentre i capitoli successivi affrontano tutti gli aspetti che toccano la loro vita: i servizi sanitari, nutrizionali ed educativi in grado di offrire loro solide basi su cui costruire vite piene e appaganti; le opportunità e le sfide che nascono dall'impegno per garantire un riconoscimento giuridico e la protezione dallo sfruttamento o dall'abuso; l'inclusione nel contesto delle crisi umanitarie; la necessità di un migliore sistema di analisi e di raccolta dati; le azioni necessarie e praticabili affinché governi, partner internazionali, società civile e settore privato favoriscano l'equità attraverso l'inclusione dei bambini disabili.

Secondo la stima più diffusa, riportata nel documento, sono circa 93 milioni i bambini che convivono con una disabilità moderata o grave. Nella parte iniziale del capitolo 3, dedicata alla salute, si approfondiscono vari temi, fra i quali l'alimentazione: «si ritiene che in tutto il mondo ci siano circa 870 milioni di persone malnutrite. Tra loro, si calcola che circa 165 milioni abbiano subito un arresto dello sviluppo o una malnutrizione cronica, mentre più di 100 milioni sono considerate sottopeso. Un'alimentazione insufficiente o una dieta squilibrata, priva di vitamine e minerali (iodio, vitamina A, ferro e zinco, per esempio) possono esporre i neonati e i bambini a disturbi specifici o a una serie di infezioni che rischiano di provocare disabilità a livello fisico, sensoriale o intellettivo».

Nel documento si sottolinea che l'esclusione è spesso conseguenza dell'invisibilità. Pochi Paesi, infatti, dispongono di informazioni affidabili sulle disabilità più diffuse, sul numero di bambini con disabilità e sull'impatto che queste ultime hanno sulle loro vite.

Un altro elemento che emerge dal rapporto è il ruolo determinante che riveste l'appartenenza di genere: le bambine e le giovani donne con disabilità sono “doppiamente disabili”, perché, oltre a dover affrontare le disuguaglianze e i pregiudizi subiti da molti disabili, vengono limitate da ruoli di genere e barriere tradizionali.

I bambini con disabilità, inoltre, sono più a rischio di povertà rispetto ai coetanei non disabili. Anche nel caso in cui condividano con loro gli stessi svantaggi, si trovano a dover affrontare altre sfide e altri ostacoli.

Nonostante le difficoltà e la carenza di dati, il rapporto mette in luce che si stanno compiendo dei progressi per l'inclusione dei bambini con disabilità, anche se in modo non uniforme, e stabilisce un programma d'azione per combattere le discriminazioni, promuovere l'inclusione dei minori con disabilità e sostenere le famiglie. «Se viene data loro l'opportunità di crescere come gli altri, i bambini con disabilità possono condurre vite appaganti e contribuire alla vita sociale, culturale ed economica delle comunità». (bg)