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Adolescenti come problema, adolescenti come risorsa è il titolo del percorso di lettura realizzato da Patrizia Meringolo, professore ordinario di Psicologia dei gruppi e di comunità dell’Università di Firenze. Con un’ottica di psicologia di comunità, il percorso di lettura offre nella prima parte una rassegna degli studi e degli interventi riguardanti gli adolescenti e le loro criticità (difficoltà di apprendimento, devianza, bullismo, disagio emotivo-comportamentale, costruzione identitaria…) e, nella seconda parte, analizza le attività che coinvolgono gli adolescenti nella promozione sociale dei loro contesti di riferimento. Uno sguardo particolare è rivolto ai servizi per gli adolescenti realizzati nell’ambito scolastico regionale toscano indirizzati a promuovere benessere e stili di vita sani con un accenno ai profili territoriali toscani che permettono una rappresentazione zonale dei fenomeni e delle risposte ai bisogni per offrire una maggiore incisività negli interventi. Nella seconda parte del contributo, l’autrice dedica ampio spazio al service-learning, definito come un approccio pedagogico innovativo che integra un “servizio” e un impegno nella comunità con una esperienza di approfondimento inserita nel curriculum formativo. A conclusione del percorso, una ricca ed esaustiva bibliografia, anche di carattere internazionale.
Trattando il tema degli “adolescenti e servizi”, il percorso filmografico, scritto a quattro mani da Clizia Centorrino – docente di Estetica e storia del cinema, Université Grenoble Alpes – e Marco Dalla Gassa – docente di Storia e critica del cinema, Università Ca’ Foscari di Venezia – si concentra sulla figura dell’assistente sociale che riveste un ruolo centrale in tale rapporto rimarcandone la schematicità della rappresentazione cinematografica. «La distanza tra pratiche e rappresentazioni» – così scrivono gli autori – «appare oggi più evidente che in passato. Se infatti negli ultimi anni si è assistito a un ampliamento delle possibilità di integrazione tra la vita quotidiana degli adolescenti e le proposte dei servizi educativi e sociali presenti sul territorio, con il letterale esplodere di progetti, attività formative, laboratori, workshop, a cui si aggiungono tutte le possibilità offerte dai social network e dalle nuove tecnologie mobili in termini di interazione e socializzazione con e tra i più giovani, il cinema di finzione (e con esso la televisione) non sembra aver “aggiornato il proprio sistema operativo”, continuando a portare sullo schermo o a utilizzare come punto di riferimento narrativo figure di adulti dall’identità professionale marcata e dalle funzioni tutto sommato rigide». L’excursus filmografico parte da una riflessione critica sul film francese Cani perduti senza collare, di Jean Delannoy (1955), per proseguire con L’enfance nue, di Maurice Pialat (1968) per approdare, infine, al cinema britannico di Kean Loach, con un’analisi dei film Ladybird Ladybird (1994) e My name is Joe (1998).

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