Il Mediterraneo Centrale si conferma la rotta più letale al mondo: un minorenne su due che ha perso la vita lungo il tragitto via mare nel 2025 è morto per annegamento. Il rapporto di Save the Children Traversing danger documenta le gravi violazioni dei diritti subite dagli under 18 lungo le principali rotte migratorie verso l’Unione europea.
«Le crescenti misure di deterrenza sostenute dall’UE e dai suoi Stati membri nei Paesi terzi – si legge nel sito dell’organizzazione - rischiano di spingere migliaia di minori verso rotte migratorie pericolose, esponendoli alla morte, ma anche alla tratta, allo sfruttamento, alla detenzione e all’erronea identificazione come adulti».
Una situazione inaccettabile, documentata dai dati della nuova pubblicazione, che indicano il 2024 come l’anno più letale mai registrato, con quasi 9.000 persone morte lungo le rotte migratorie in tutto il mondo. «Secondo un’analisi dei dati raccolti dall’OIM, dall’inizio del 2025 almeno 278 minori sono morti lungo le rotte migratorie, di cui 136 in mare dopo essere fuggiti da conflitti, fame e crisi climatiche. Tuttavia, il numero reale di vittime tra i minori migranti è probabilmente molto più alto a causa della mancanza di dati disaggregati, contando solo coloro che sono stati trovati e identificati».
Il rapporto mette in evidenza le principali violazioni che hanno colpito bambini e ragazzi in fuga: abusi sistematici e impatti devastanti sulla salute mentale. Tutti i minorenni intervistati hanno raccontato di aver subito forme di violazione dei loro diritti - fra cui estorsioni, violenze o abusi, incluso lo sfruttamento sessuale - in ogni fase del viaggio: dalla fuga da conflitti e povertà in Sudan, alla violenza e sfruttamento durante il tragitto, fino ai respingimenti e alla detenzione alle frontiere europee. «Queste esperienze incidono in modo significativo sul benessere psicologico dei minori, causando ansia, depressione e traumi complessi. Gli esperti segnalano infatti un aumento dei casi di stress post-traumatico e di isolamento sociale tra bambini e adolescenti coinvolti nei percorsi migratori».
Tutti i bambini e i ragazzi intervistati per la ricerca hanno subìto le stesse forme di violenza in Libia: molti di loro sono stati detenuti per mesi in container, mentre alcuni sono stati costretti a guidare le imbarcazioni durante la traversata sotto minaccia, rischiando poi di essere arrestati all’arrivo in Grecia con l’accusa di traffico di esseri umani.
I dati rivelano che la rotta migratoria dalla Libia alla Grecia è una delle più significative per quanto riguarda il volume degli arrivi nel Paese, con ben il 42% degli arrivi via mare verso Creta, che segna un aumento del 350% rispetto al 2024. I principali Paesi di provenienza sono Egitto (47%), Sudan (27%), Bangladesh (19%), ma anche Eritrea, Sud Sudan e Yemen. I minorenni costituiscono più di un quinto degli arrivi e il 30% di loro ha intrapreso il viaggio da solo o è stato separato dalla famiglia. Inoltre, dall’inizio del conflitto in Sudan (aprile 2023) sono arrivate in Egitto 1,5 milioni di persone; di queste, fino a settembre 2025, il 73,6% era rappresentato da donne e bambini.
La rotta balcanica è un altro snodo centrale per la migrazione verso l’Ue. Gli under 18 costituiscono il 15% del totale degli arrivi in Serbia e Bosnia Erzegovina e il 9,5% di loro è rappresentato da minorenni non accompagnati o separati.
Si può consultare il rapporto, in inglese, sul sito di Save the Children.
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