È dedicata ai bambini e agli adolescenti che migrano in Italia insieme alle proprie famiglie l'edizione 2026 del rapporto di Save the Children Nascosti in piena vista. Una fotografia dei percorsi dei nuclei familiari migranti che giungono nel nostro Paese, dall’arrivo all’integrazione, che evidenzia le criticità del sistema di accoglienza e il divario tra i diritti formalmente garantiti e la loro effettiva tutela. Attraverso una ricerca sul campo condotta in territori di frontiera, transito e destinazione, il documento mostra come l’attuale modello non sia progettato per rispondere ai bisogni specifici delle famiglie con figli minorenni, con conseguenze sull’accesso all’istruzione, alla salute, alla protezione e sul benessere dei bambini, delle bambine e degli adolescenti.
«Considerando i soli arrivi via mare – si legge nel sito dell’organizzazione -, nel 2025 si stima che circa 2.000 minori siano arrivati in Italia insieme alla propria famiglia. Si tratta però di una stima, perché questi bambini e bambine non sono ancora ufficialmente tracciabili nella prima accoglienza».
I pochi dati disponibili testimoniano una presenza diffusa lungo tutte le principali rotte migratorie. «Sono famiglie che arrivano nel nostro Paese, lo attraversano o vi fanno ritorno dopo essere state respinte o dopo aver lasciato altri Paesi europei». Storie differenti che hanno un elemento comune: «il confronto con un sistema di tutela che raramente riconosce la specificità della loro condizione. Un sistema che rischia di essere ulteriormente compromesso dall’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, il cui decreto-legge di attuazione è attualmente all’esame del Parlamento».
Il rapporto racconta una realtà variegata, contraddistinta da esperienze molto diverse tra loro: ci sono bambini nati in Italia, figli di famiglie ancora inserite nei percorsi di accoglienza, minorenni arrivati attraverso rotte migratorie ad alto rischio, via mare o via terra, ma anche bambini entrati nel nostro Paese attraverso canali sicuri, come visti turistici, sanitari o umanitari. Accanto a loro ci sono under 18 coinvolti in percorsi di migrazione secondaria o di rientro in Italia dopo esperienze vissute in altri Paesi europei.
Fra le criticità evidenziate dal documento c’è la difficoltà di conoscere quanti siano realmente i bambini e le bambine che migrano con le proprie famiglie. Nella prima accoglienza i minorenni ospitati con i propri genitori non sono ancora ufficialmente tracciabili, rendendo difficile avere un quadro completo del fenomeno. È nella seconda accoglienza che i dati iniziano a restituire una dimensione più chiara della loro presenza: nel 2025 erano infatti 10.334 i bambini e i ragazzi accolti insieme alla propria famiglia nella rete SAI (Sistema Accoglienza Integrazione), pari al 69,7% dei 14.829 minorenni complessivamente presenti nel sistema. «Questi dati confermano che i nuclei familiari rappresentano una componente strutturale delle migrazioni verso l'Italia e non un fenomeno occasionale o residuale».
Dai risultati della ricerca pubblicati nel rapporto emerge un quadro di rischio per i bambini, caratterizzato da un forte divario tra i diritti formalmente garantiti e la loro effettiva tutela. «L’accesso all’istruzione, alla salute, alla protezione e ai servizi continua infatti a dipendere da procedure amministrative complesse, carenze strutturali lasciando molti minori “nascosti in piena vista”».
Un’altra criticità riguarda il sistema di prima accoglienza. «Oggi molte famiglie vengono ospitate nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), nei CARA o in altri centri nati come risposta alle emergenze migratorie. Strutture progettate principalmente per accogliere adulti soli e che, ancora oggi, non riescono a rispondere adeguatamente ai bisogni educativi, relazionali e psicologici dei bambini. L’accoglienza diffusa, che permetterebbe alle famiglie di vivere in contesti più adeguati e di costruire percorsi di autonomia, continua invece a rappresentare una parte minoritaria del sistema».
L’analisi di Save the Children evidenzia una limitata disponibilità di posti nella rete ordinaria di seconda accoglienza (SAI) e una forte dipendenza dal modello emergenziale. «Di conseguenza, strutture nate per ospitare le persone solo per brevi periodi finiscono spesso per accogliere le famiglie per mesi o addirittura anni. Le lunghe attese determinate dalla lentezza delle procedure amministrative e dagli ostacoli burocratici trasformano così quella che dovrebbe essere una soluzione temporanea in una permanenza prolungata, con conseguenze importanti sulla qualità della vita dei bambini».
Si può consultare la nuova edizione di Nascosti in piena vista sul sito dell’organizzazione.
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