Il nesso tra tecnologie e salute mentale degli adolescenti esiste, ma non è diretto né uniforme. Il nuovo report dell’Osservatorio #Conibambini sul tema cerca di far luce su un legame complesso, che cambia forma in base a fattori diversi, come il tipo di attività svolta online, le caratteristiche individuali, i contenuti incontrati, il design delle piattaforme e ciò che l’uso del digitale sostituisce nella vita quotidiana.
«Il punto – si spiega nella pubblicazione - non è solo quanto tempo un adolescente passa online, ma come, perché e in quali condizioni lo fa».
Il report si sofferma sui benefici e sui rischi delle tecnologie, sottolineando che gli effetti positivi tendono ad emergere in presenza di un uso equilibrato degli strumenti digitali. «Al contrario, modalità di utilizzo eccessive, spesso definite come uso problematico di internet (Piu, dall’inglese Problematic internet use) sono associate a problemi di salute mentale e fisici, quali depressione, ansia, dismorfismo, isolamento sociale, autolesionismo, bassa autostima, disturbi del sonno e ridotta attività fisica. Con Piu non si intende semplicemente “stare molto online”, ma un uso disfunzionale e non controllabile dei dispositivi digitali. Due adolescenti possono trascorrere lo stesso numero di ore su internet, ma con effetti molto diversi: attività orientate allo studio, alla socializzazione o a interessi personali hanno un impatto diverso rispetto a comportamenti come lo scrolling compulsivo o la trascuratezza di sonno, sport e relazioni».
Secondo i dati riportati nel documento, circa 4 adolescenti su 5 utilizzano i social network ogni giorno, mentre uno su 4 gioca quotidianamente ai videogiochi. Circa un adolescente su 10 è a rischio di uso problematico dei social network, con un’incidenza maggiore tra le ragazze e livelli particolarmente elevati nella fascia delle 13enni. Al contrario, il rischio legato ai videogiochi riguarda soprattutto i maschi, con oltre uno su 5 classificato a rischio, in particolare nelle fasce più giovani.
Oltre alle differenze di genere ed età, emergono disuguaglianze socio-economiche e territoriali. Sul fronte socio-economico, il rischio tende a essere leggermente più elevato tra i ragazzi e le ragazze provenienti da contesti svantaggiati, anche se il fenomeno risulta abbastanza trasversale alle diverse fasce socio-economiche.
Le differenze territoriali, invece, sono più marcate: la Campania registra la quota più alta di adolescenti a rischio di uso problematico sia dei social network (16,4%) che dei videogiochi (19,3%), mentre la Valle d’Aosta si colloca all’estremo opposto, con i valori più contenuti in entrambe le dimensioni (rispettivamente 9,5% e 15%).
Altri dati mostrano che, nonostante il miglioramento degli ultimi due anni, il benessere psicologico degli adolescenti italiani rimane su livelli più fragili rispetto al periodo pre-Covid. «Una fragilità che si inserisce in un contesto di uso digitale intenso e in parte problematico, e che richiede un’osservazione portata avanti nel tempo prima di poter trarre conclusioni solide sul nesso tra i due fenomeni».
Si può consultare il report sul sito dell’impresa sociale Con i Bambini.
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