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Far conoscere il progetto Pippi, programma sperimentale per la prevenzione dell'allontanamento dei minori dalle famiglie di origine promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e le sue “declinazioni operative” in tre diversi ambiti territoriali: Bassano del Grappa, Bologna e Firenze. Nasce con questo obiettivo il seminario che si tiene oggi, a Bologna. Organizzato dalla Regione Emilia-Romagna, segue altri appuntamenti, ospitati nei mesi scorsi dalle città coinvolte nell'iniziativa.

Il progetto - realizzato in collaborazione con l'Università di Padova e dieci città riservatarie (oltre a Firenze, Bari, Bologna, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino e Venezia) - mira a prevenire l'allontanamento dei minori con interventi finalizzati al pieno coinvolgimento delle famiglie in difficoltà e orientati a sperimentare forme innovative di collaborazione tra mondo del sociale e mondo della scuola. Pippi ha previsto, fra le altre cose, la costituzione di équipe multidisciplinari composte da assistenti sociali, educatori professionali e psicologi, che hanno ricevuto una formazione ad hoc.

«Scopo dell'incontro – spiega Tiziana Mori, referente del progetto a Bologna – è far sì che Pippi non rimanga un'esperienza isolata, ma, al contrario, diventi una prassi radicata sul territorio. Il progetto, infatti, ha un punto di forza molto importante: la capacità di creare un'integrazione tra istituzioni, sia a livello di intervento, sia nella scelta dei principi ispiratori dell'intervento. Grazie al programma si è creato un gruppo caratterizzato da una forte integrazione tra i diversi soggetti coinvolti, aspetto, questo, che era poco presente sul nostro territorio prima della sperimentazione. Una criticità che abbiamo riscontrato nello svolgimento del progetto riguarda invece gli operatori, fra i quali non sempre c'è stata una stretta collaborazione e condivisione di principi».

A Firenze Pippi ha coinvolto i quartieri 4 e 5. Giuseppina Bitossi, referente del progetto nel capoluogo toscano, parla dell'esperienza fiorentina: «l'iniziativa promossa dal Ministero ci ha consentito di coinvolgere le famiglie e renderle protagoniste, attraverso l'utilizzo di una metodologia che propone risultati misurabili e un linguaggio non tecnico, più vicino alle famiglie. All'inizio abbiamo avuto qualche difficoltà a individuare i nuclei familiari da coinvolgere nell'iniziativa perché ci sembravano in situazioni di disagio particolarmente grave, poi ci siamo resi conto che il programma può essere adottato anche nel caso di famiglie con problematiche pesanti». Anche Bitossi sottolinea l'importanza di proseguire la sperimentazione e a questo proposito spiega che a Firenze «è stato realizzato un percorso di formazione rivolto agli operatori che non hanno partecipato al progetto».

L'incontro, intitolato Pippi nei territori: origini, motivazioni e sviluppi futuri, è articolato in due sessioni. La sessione mattutina è dedicata all'approfondimento della cornice teorica e metodologica del programma e alle sue “declinazioni operative” nelle tre città, mentre nel pomeriggio vengono presentate alcune esperienze particolarmente significative. Intervengono, fra gli altri, oltre alle referenti del progetto a Firenze e Bologna: Raffaele Tangorra, direttore generale per l'inclusione e i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese del Ministero e Paola Milani, docente dell'Università di Padova e coordinatore scientifico del progetto.

Per approfondire i contenuti del programma sperimentale promosso dal Ministero si rinvia al numero 2-3/2011 della rivista Cittadini in crescita del Centro nazionale, che riporta un articolo dedicato al tema. (bg)